Il nostro Albero di Natale che troneggia nell'atrio della nostra scuola!
Auguri sinceri di Sereno Natale, che non sia riciclato come questo albero!
Donna nera, moglie, insegnante, (dis)ABILE e attempata NEO-mamma; black woman, wife, teacher, (dis)ABLE and almost middle-aged, new-mommy. La mia vita, le mie riflessioni; my life and my thoughts.
Il nostro Albero di Natale che troneggia nell'atrio della nostra scuola!
Auguri sinceri di Sereno Natale, che non sia riciclato come questo albero!
Settimana corta, cortissima tenendo conto del ponte che abbiamo avuto. Al lavoro ho programmato delle attività di poesie e filastrocche e, mai come quest'anno, l'ho trovato difficile! Questi bambini tecnologici, poveri lessicalmente, deconcentrati, disattenti e divoratori di tempo e di cose, non hanno ancora capito quanto è bella la lingua scritta, quanto è bello riuscire ad esprimersi attraverso la poesia o una semplice e corta filastrocca. O molto probabilmente sono io che non sono riuscita a trasmettergli questa gioia! Ma come si fa se è un continuo distrarsi, se anche la mia collega di sostegno ha le sue proposte ed io non so come dirle "no, guarda, io avrei pensato a questo lavoro e ho preparato questa filastrocca"? Mannaggia a me e alla mia paura di dire no, di deludere o offendere! Diventa così arduo lavorare quando c'è lei in classe, mentre quando c'è l'assistente riesco a fare tutto e senza tanta fatica.... Uffa! Io lo so che lo fa per aiutarmi, lo so che mi è di enorme aiuto, soprattutto con quei bimbi in difficoltà, ma devo imparare a gestire la situazione in sua presenza e ad essere più sicura di me. Gli altri anni non ho mai avuto problemi del genere e riuscivo a FAR NASCERE PAROLE DI POESIA anche ai più duri e turbolenti... Prima o poi riuscirò anche con questi miei pupilli, sono ancora così piccoli!
Tornata dal lavoro, mentre aprivo il portone del mio palazzo mi è venuta alla mente un'immagine: " Entravo con lui/lei e parlavamo della giornata a scuola e dicevo " Poi lo diciamo anche a papà!" e sembrava tutto così vero, così reale e tangibile... Ma perchè cavolo mi faccio del male da sola?
Sera di Liguria
Lenta e rosata sale su dal mare
la sera di Liguria, perdizione
di cuori amanti e di cose lontane.
Indugiano le coppie nei giardini,
s'accendon le finestre ad una ad una
come tanti teatri.
Sepolto nella bruma il mare odora.
Le chiese sulla riva paion navi
che stanno per salpare.
Vincenzo Cardarelli
Pensando ad una coppia di amici che hanno adottato due bellissimi bimbi di origine keniota e alle nostre avventure quando mi è capitato di trovarmi con loro e i due bimbi...
BARZELLETTE ( dal sito "adozioni + giuste")
Una bambina di colore, poco dopo l'arrivo in famiglia adottiva, si scotta col caffè sul viso. Qualche giorno dopo si riforma la pelle nuova, in un primo momento rosea. Una signora incontra mamma e bambina a passeggio, guarda incuriosita e dice: "Signora, ha visto? Con l'aria di qua, si sta già schiarendo!"
Un signore ad una bambina di colore adottata: "Mi ca-pi-sci - se - par-lo - len-ta-men-te?". Immediata risposta spontanea della bimba: "Sì, ma La capisco molto meglio se Lei parla normalmente!!".
Una bambina adottata (di origine etiope) ed i suoi genitori sono in spiaggia al mare. Un bimbo li scruta, prima da lontano, ... poi a distanza ravvicinata. Alla fine si decide ad avvicinarsi e chiede alla bimba: "Ehi tu, bambina, ... ma quella è tua madre? ". E lei, avendole indicato sua madre, risponde: "Sì, è la mia mamma". Replica lui: "Ma lei è bianca!!!". E la bimba, spontaneamente: "Per forza, siamo appena arrivati, ... ma poi si abbronza!!!"
Finalmente è venerdì! Queste due settimane non abbiamo avuto i turni, quindi abbiamo lavorato t"utti insieme appassionatamente": la mia colleghina ha avuto da fare per organizzare gli orari, parlare con la vicepreside per l'organizzazione e le mille beghe che venivano fuori da un momento all'altro; l'altra mia collega invece era sempre fuori classe per altre beghe gestionali riguardo il sostegno e le assistenti educatrici... insomma, il più delle volte me la sono cantata e suonata da sola, o quasi! Per fortuna ogni tanto avevo le assistenti con me, ma a volte è meglio stare da sola perchè c'è meno confusione e i bambini riescono a concentrarsi un pochino di più!
Lunedì inizia il tempo pieno e quindi avremo gli orari definitivi e speriamo di riuscire ad iniziare gli obiettivi programmati...
In questi ultimi giorni ho anche risentito mio padre, in giro per l'Europa, tra una visita e l'altra a questo figlio o a quell'altro... Nella sua vita di uomo superficiale ed egoista, ora cerca di pagare i suoi debiti di padre.
Anni fa, scoprimmo che aveva un'altra figlia, ora adolescente e che, abbiamo scoperto, malata di leucemia... Povera piccola!
Purtroppo in tutti questi anni non è stato possibile contattarla perchè anche la madre era stufa di mio padre e ha cercato di seminarlo a tutti costi. Ora però non si può stare indifferenti e l'abbiamo cercata un po' tutti e finalmente ho potuto parlarle. Sta meglio, si sta curando e pare che il peggio sia passato, meno male! Ma mi dispiace molto per lei, avere una famiglia così grande e non conoscerla.. non che siamo un bel guadagno, ma quando ci si può sostenere a vicenda!
Accidenti, certo che siamo una famiglia ben strana, lingue e culture diverse: chi parla olandese, inglese, italiano ecc... Mah! Ma come possiamo pretendere di capirci qualcosa? Uno ci prova, ma se ogni volta spunta fuori un nuovo fratello/sorella??? Io sono un po' stanca di ricominciare ogni volta un nuovo rapporto, tenendo conto che con quelli con cui ho trascorso quasi tutta la vita, ci siamo allontanati e ora cerchiamo di ricucire dei rapporti incerti e fragili: tranne con la "streghetta" con la quale ho proprio chiuso a causa della sua estrema cattiveria e invidia!
Ci sono, sono qui
ma la mia testa e il mio cuore dove sono?
Non sono cosa cerco e quindi non trovo nulla.
Ho mille pensieri, ho voglia di raccontare, parlo con me stessa,
mi intrattengo con mille discorsi,
ma poi, davanti allo schermo del pc,
la mia mente è ferma,
il mio cuore tace,
i mille discorsi si infrangono nel muro del nulla:
è una continua ricerca...
del niente.
Sono sospesa,
non sono in me
e trascorro questi giorni senza anima,
senza condimento,
assente
e pur presente con chi mi è accanto.
Tutto questo avviene soprattutto al lavoro dove l'incertezza, la confusione e i cambiamenti mi lasciano inebetita. Per fortuna
divento me stessa
solo con i bambini
che sono tornati pieni di sonno,
abbronzati,
cresciuti,
bellissimi,
lenti ma esuberanti nelle loro corse sfrenate per il cortile,
gioiosi nei loro giochi,
felici di essersi ritrovati,
ridanciani alle mie battute,
tesi ma anche assenti durante le attività...
Se non ci fossero loro, forse non sarei semplicemente sospesa, ma depressa!
Il pensiero nascosto è questa lunga e snervante attesa perchè il percorso burocratico dell'adozione inizi davvero e, soprattutto termini nel migliore dei modi. Il pensiero nascosto è anche la paura di questo nuovo iter che inizierà: gli incontri con lo psicologo e l'assistente sociale, le visite mediche, l'analisi minuziosa della nostra vita, del lavoro, della nostra famiglia ecc... So che ci attende un lungo e tortuoso cammino; ne ho affrontate di ostacoli e difficoltà nella mia vita, ma questa ennesima montagna da scalare mi spaventa moltissimo! Una cosa è contare sulle proprie forze e le proprie capacità e limiti, un'altra è dover DIPENDERE da persone che non sempre sono obiettive e giuste e "open-mind"...
Per chi segue il mio percorso o è quasi al termine, accludo un interessante articolo sull'ATTESA nel processo di adozione.
PSICOLOGIA E ADOZIONE
Da due a … tre
Un’attesa da riempire
Di Monica Arcadu
“Le ore in cui si aspetta non hanno la durata del tempo quotidiano. La loro misura non è quella di un pendolo che oscilla regolare, ma quella di un cuore che batte, a spasmi e inciampi. (…) Il tempo dell’attesa ti circonda, ti avvolge interminabile.
È come navigare in un mare di cui non si vede la fine.
Chi sto aspettando? Che importanza ha…
L’importante è che io ora vivo in questa parte dell’universo, nel pianeta dell’attesa, separato e diverso dal pianeta di chi non aspetta nulla e nessuno. E la mia ansia, il mio cuore, i miei pensieri impazziti non si calmeranno…
Si può aspettare qualcuno che ha bisogno di noi o che noi crediamo abbia bisogno di noi, oppure di cui in fondo abbiamo bisogno.
È tempo perso questo aspettare? O è il tempo più necessario e prezioso, il prezzo che dobbiamo pagare all’affetto, alla cura, alla fratellanza?
Chi aspetta davvero è vivo, aspetta sempre con amore… “
(Stefano Benni)
Sembra che il tempo dell’attesa sia immobile, vuoto, sospeso.
In realtà l’attesa è uno stato dinamico, di movimento, di tensione verso qualcosa e per questo pieno di energia da utilizzare.
Attendere fa parte della vita in molte situazioni: l’attesa di una casa, di un lavoro, del risultato di un esame. Tutti abbiamo sperimentato l’attesa, è una condizione della vita. Passiamo in continuazione da uno stato di attesa ad un altro. La vita stessa è fatta di un’attesa dopo l’altra e sono proprio questi momenti a darci l’opportunità per crescere e migliorare. Penso alle parole della canzone di Niccolò Fabi che dice: “…ma tra la partenza e il traguardo/ nel mezzo c’è tutto il resto/ e tutto il resto è giorno dopo giorno/ e giorno dopo giorno è silenziosamente costruire…”. La vita non è solo fatta di grandi momenti, di scoppiettanti occasioni. La vita sta anche nell’attesa, ed è proprio in essa che c’è la possibilità di costruire quello che servirà domani.
Nell’universo adozione l’attesa comincia all’alba, nel momento in cui la coppia decide di voler formare una famiglia adottiva. Spesso questa attesa è stata preceduta da altre attese: quella di avere un figlio biologico che poi non è arrivato e quella legata ai successivi tentativi di procreazione assistita non andati a buon fine.
Il tempo dell’attesa riguarda la coppia che aspira all’adozione, ma riguarda soprattutto i bambini che aspettano di essere adottati, attesa di cui non sono nemmeno consapevoli, attesa di qualcosa di sconosciuto.
Ogni fase del percorso adottivo è permeato da essa, ma il momento più difficile è quello che va dal conferimento del mandato all’arrivo del bambino. Spesso le coppie, in questa fase, vivono un vissuto di abbandono speculare a quello del bambino.
Questa attesa non è uno spazio solo temporale, si tratta di uno stato emotivo ed affettivo, caratterizzato da aspettative e progetti ma anche da paure e dubbi.
Fatica, ansia, rabbia, ma anche desiderio, speranza sono le emozioni più comuni e significative del tempo dell’attesa. C’è l’entusiasmo per quello che arriverà, ma a volte la speranza può vacillare per il tempo che passa. C’è chi si nasconde dietro un apparente disinvestimento, accantonando il pensiero adottivo fino al momento dell’abbinamento, e chi si trova in uno stato di trepidazione continua che paralizza, e in cui le coppie sospendono tutte le altre attività.
Con il dilatarsi dell’attesa si corre il rischio di percepire una sensazione di vuoto che inevitabilmente comporta rabbia e frustrazione e anche quelle coppie, consapevoli dal punto di vista cognitivo, potrebbero chiudersi nei loro bisogni e perdere di vista quelli del bambino, che dovrebbero essere sempre al centro. A questo proposito la funzione principale che può assolvere questo tempo è proprio quella di approfondire, ampliare le competenze e sintonizzarsi maggiormente con la realtà dei bambini. Può aiutare a coltivare e rafforzare il desiderio del figlio per prepararsi all’incontro. É un periodo di trasformazione dove il tempo offre l’opportunità di cominciare un percorso per entrare in contatto con i propri sentimenti e questo può avere effetti maturativi e rappresentare un tempo di vera crescita e fertilità psicologica finalizzato ad una migliore e più profonda preparazione della vita in comune.
Diventare genitori non è un evento, ma è un processo che si sviluppa nel tempo e nella relazione. Il primo passo da fare in questo lungo cammino è costruire uno spazio mentale che possa accogliere il bambino reale con le sue risorse, le sue difficoltà, i suoi bisogni. Questo spazio mentale non deve essere invaso dai propri bisogni e dalle proprie aspettative, affinché sia possibile entrare in contatto con i bisogni del figlio. Il bambino non può e non deve essere chiamato a colmare i bisogni ed i desideri degli adulti.
Il tempo dell’attesa serve come un allenamento emotivo: una coppia che riesce a tollerare in modo sano ed equilibrato l’attesa, riuscirà a non avere fretta con il figlio e sarà in grado di darsi il tempo per conoscerlo e nello stesso tempo di dargli il tempo di fidarsi ed affidarsi.
“L’attesa è una ginnastica del cuore quando fa da palestra ad un grande amore.”
Dunque… il lavoro è ripreso e, quest’anno, l’entusiasmo e la voglia di fare ancora non si mostrano … Mi sento un robot, mi alzo, mi preparo, faccio colazione, mi vesto e scappo al lavoro per arrivare in orario alle riunioni caotiche e piene di parole inutili; parlo con le colleghe, ma mi sento spaesata e inconcludente… Le cose sono ancora poco chiare, non abbiamo insegnanti a sufficienza per coprire le classi e ci manca un’insegnante per coprire l’inglese. La mia unica certezza è che dovrò fare lezione in un’altra classe e forse anche in una seconda classe, ma tutto sarà più chiaro nei prossimi giorni.
Di solito, nonostante le difficoltà e i problemi iniziavo sempre con tanto entusiasmo e tante idee e progetti, ma a tutt’oggi mi sento apatica e passiva. Ma non voglio fare la lamentosa e ingrata; amo il mio lavoro, amo stare con i bambini e scoprire nuove cose con loro; forse ho solo bisogno di un po’ più di tempo.
23 Agosto '11, ore 14,30 circa
Momento perfetto: sono sotto l'ombrellone a leggere, dal mare arriva un venticello leggero. Non è soffocante come ieri, si sta bene per ora; intorno a me è tranquillo; la gente riposa o chiacchiera con tono basso o forse è solo tutto attutito dalla risacca.
Pao è a "casa", forse a disegnare o al pc, a godersi un po' di "quiete" lontano dalla spiaggia affollata e dal sole rovente e questo rende serena anche me, nonostante mi manchi e lo vorrei vicino... ma lo capisco.
Stamani siamo venuti in spiaggia un po' più tardi, verso le dieci; la notte non si dorme molto e inizio a dormire profondamente solo verso tarda notte: il nostro monolocale dà sulla strada ed è un continuo via vai di macchine, moto e motorini, bus e il trenino turistico che va al borgo... così il sonno tarda ad arrivare. C'è più silenzio a casa nostra...
Comunque, dicevo, momento perfetto perchè sto bene, sono tranquilla e il libro che sto leggendo, in questo preciso momento è davvero bello! Uno dei protagonisti, Gary ( " Gli scoiattoli di Central Park sono tristi il lunedì" della Pancol, ultimo libro della sua trilogia) è a New York e dopo un inizio duro, ora sta bene. Si sta facendo degli, può suonare il piano da un vecchio venditore di strumenti che lo ascolta in silenzio e ad occhi chiusi; ha una ragazza e a me sta insegnando quale musica ascoltare e quali pittori scoprire, come ad esempio un certo Gustave Caillebotte e il suo "Rue de Paris- Temps de Pluie"... La Francia torna ancora, dopo la nostra avventurosa vacanza.
In questo momento sono contenta, non oso dire "felice" e le lacrime si affacciano, lacrime di commozione. Non voglio pensare a nient'altro, solo inebriarmi di questo dolce momento e la sua breve durata che cancella tutte le tristezze della vita e del Mondo, egoisticamente... Ma è solo un brevissimo attimo, lasciatemelo. Poi passa lo so, ma è così la Vita!
Temps de Pluie- G. Calleibotte ( immagine presa dal Web)
Mi sto preparando per la partenza e oggi sono uscita per fare qualche commissione. Sono passata anche in direzione per sistemare una pratica e la collaboratrice di turno, dopo un po' che ero là a parlare con la vicepreside, mi fa " Ah, le devo dare una brutta notizia", io mi sono preoccupata, ma dal tono un po' sarcastico avevo capito che non era una cosa gravissima ma sicuramente dolente per me. Infatti Pat, una delle nostre collaboratrici scolastiche ha perso il posto, dovrà andare in un'altra scuola... Dopo tanti anni passati insieme. Una persona valida sotto ogni punto di vista: conosce bene i bambini, i genitori, i nostri pregi e i nostri difetti.... E' una perdita incolmabile, anche se verrà a trovarci, non sarà la stessa cosa. Per me è stata un sostegno non indifferente: sempre disponibile e attenta e di una pazienza infinita. Mi rendo conto che sarà davvero dura, per me, per noi e soprattutto per la sua collega....Sono rimasta talmente inebetita che non ho quasi reagito: non riuscivo a crederci! A giugno sembrava tutto tranquillo, sembrava che le cose si fossero sistemate, invece... Che tristezza! Di lì a poco è arrivata proprio Pat: non ho fatto altro che abbracciarla forte... Mannaggia! Un altro colpo della cura Enterogelmini: che possa marcire... ok, niente maledizioni... ma vorrei che si mettesse nei panni di tutte quelle persone che a causa della sua politica del cavolo( sua e dei suoi amici) sta passando le pene dell'inferno!
Ora mi sembra del tutto superfluo gongolare per la mia prossima vacanza...
Mannaggia a te Splinder! Avevo scritto un post e nel cambiare font mi è saltato tutto! Uffa!
Ricomincio... ma da dove? Va beh, va!
Ieri sera Pao è tornato più tardi del solito dal lavoro; io avevo già cenato così mi sono seduta accanto a lui mentre mangiava. Abbiamo parlato del più e del meno: amici che sono partiti per le loro vacanze, la sua giornata lavorativa, la mia giornata trascorsa poi con una carissima amica che è venuta a trovarmi col suo bellissimo e dolcissimo bimbo, ecc... Poi, ad un certo punto mi dice con estrema nonchalance che ha preparato un itinerario da fare con la macchina per raggiungere Londra! Io rimango a bocca aperta... come? Avevamo parlato spesso ultimamente di andare a trovare i nostri amici a Londra, ma avevamo accantonato l'idea quando abbiamo visto il costo del biglietto aereo ( a meno che non si scelga la ryanair). Invece lui si è messo lì a costruire un viaggio in auto passando per Aosta, Francia e da lì via Eurotunnel... Beh, io sorridevo sotto sotto: è sempre stato un mio desiderio viaggiare in auto per l'Europa... Ma ho paura che sia solo un'idea e nulla più anche perchè sarebbe costoso anche via auto... Uffa, ho già l'acquolina in bocca anche se so che è stancante e costoso... Mah, sarà la mia anima nomade, un richiamo ancestrale che mi fa desiderare di muovermi e viaggiare e già la tristezza si è volatilizzata e una sottile emozione mi sta invadendo la mente e il cuore...
Eccomi, ho aperto splinder, il mio blog e la pagina per scrivere un nuovo post. Sono qui, davanti al pc ma non ho idea di cosa scrivere. Ne avrei tante di cose da dire: fatti, pensieri, sensazioni, situazioni, ma... Ho paura ad aprirmi troppo, a dire quello che davvero viaggia nella mia mente e si ferma lì, inespresso. Mi trascino per casa, metto a posto, mangio qualcosa, poco ma la pancetta non accenna a diminuire nemmeno di un grammo e questo mi fa sentire grassa e brutta; leggo, mi rilasso al sole del balcone e penso che dovrei occupare il mio tempo libero in modo migliore, scrivendo, preparando qualche progettino per settembre; penso al mare, vorrei andarci ma solo l'idea della folla, della sabbia, del viaggio in macchina ecc, mi passa tutta la voglia.
Mia nipote è tornata ieri; stressata e arrabbiata per aver sprecato due settimane della sua vita in mezzo a persone che non conosce e delle quali non le importa un fico secco ( pur essendo suoi zii, cugini, ecc); mia madre invece è arrabbiata e delusa da lei per il suo modo di comportarsi: è stata trattata da tutti come una principessa e lei ha ripagato tutti con la sua scontrosità e mettendo su il muso; ma mia madre è stata felice di aver trascorso due settimane con i suoi parenti ed è tornata soddisfatta. Oggi mia nipote ha dormito fino alle 3 del pomeriggio, ha trascorso buona parte della notte a chattare con amici disturbando pure il nostro sonno.
Non so cosa farà stasera, non mi ha detto nulla e non mi ha chiesto nulla e io NON HO VOGLIA DI FARE ASSOLUTAMENTE NIENTE DI NIENTE! Non è che mi sto deprimendo? Ci sono pensieri tristi che aleggiano dentro di me, non li esprimo ma sono lì e mi guardano con occhi torvi. Stanotte ho avuto anche un incubo, mi sono svegliata angosciata e agitata... Mah!
Un paio di giornate oziose... Sono sola, mio marito va al lavoro tutti i giorni e torna a casa stanco e un po' disilluso. Ma come tutti gli uomini si tiene tutto dentro, e io, come tutte le donne, cerco di far finta di nulla e di mantenere un'atmosfera leggera e serena. Almeno siamo soli, lui si può godere la tranquillità della casa e io, nonostante il caldo, posso abbracciarlo e fargli sentire che
"SI, CI SONO". A volte le parole non servono e i nostri silenzi dicono moltissimo.
Domani partiamo per un paio di giorni e, come ogni anno, allo scadere del nostro anniversario di nozze, andiamo in montagna, nel posto dove il nostro amore è cresciuto sempre più, nel nostro rifugio fresco e luminoso. Non vedo l'ora: voglio riempire questi occhi stanchi e irritati dalla congiuntivite, di verde, di luce e montagne. Voglio staccare la spina e stare con lui senza pensare ai problemi del lavoro, alla domanda per l'adozione, a mia nipote che sta vivendo giorni di noia mortale in Danimarca al seguito di mia madre che, invece, gode della compagnia dei suoi parenti...
Domani...
Il caldo è sfiancante, non sono più abituata, sarà l'età che avanza ma mi sento debole e cerco di fare il meno possibile.
Mia nipote e mia madre sono partite e si trovano nelle fresche terre scandinave, così ho avuto tutto il tempo di rilassarmi e terminare due libri! La lettura è la mia occupazione preferita in questo periodo: solo in estate me la posso godere tutta!
Per il resto sono quasi in un "blocco" psicologico: non ho ancora fatto nulla per raccogliere la documentazione necessaria per il TDM e la nostra richiesta di disponibilità all'adozione. Cioè, ho solo provveduto ai documenti del casellario. Non lo so, sono titubante ma nello stesso tempo pronta a fare tutto per concludere questo passo. Per ora mi prendo questi giorni di riflessione e la prossima settimana cercherò di chiudere il cerchio e inoltrare la domanda...
Nel frattempo ho rivisto mio padre:non abbiamo parlato molto del come e del perchè o delle due streghe; ci siamo rivisti come se non fosse successo nulla. Ora starà fuori per qualche mese, quindi non avrò modo di dilungarmi in vane chiacchiere. Ma mi sento in pace con me stessa: ho altro da fare che colpevolizzarmi o piangere sul passato. Questo è il padre che la vita mi ha dato, volente o nolente, è mio padre. Punto e basta.
Immagine presa dal web (wwf/BeEnergia)