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venerdì 18 aprile 2014

Good Friday

Se fossi stata a casa, avrei atteso queste vacanze pasquali con contentezza: qualche giorno di riposo, prima del rush finale con le mille incombenze della fine delle lezioni. Oggi da noi  è Venerdi Santo, qui si chiama "Good Friday", ma non vedo nulla di buono in questo giorno! 
Siamo ancora bloccati qui, ogni giorno  è uguale all'altro, l'unica gioia, l'unico pensiero bello è la nostra piccola!

È bello svegliarsi la mattina e vederla sorridere quando scorge i nostri visi;è bello sentirla ridere o parlare la sua lingua mentre gioca, è bello anche sentire le sue grida acute di contentezza. Soffro quando piange, perché non può dirmi se ha fame o le fa male da qualche parte.

Oggi è stata una giornata faticosa. Tutti i giorni siamo chiusi in casa, soprattutto io e la piccola, Paolo almeno  può uscire, va a fare la spesa e  gia quella è una distrazione, si muove, cammina all'aria aperta. Io non riesco nemmeno a godermi il sole sul balcone perché in questi giorni e' sempre nuvoloso, quando il cielo si apre, il sole si e' spostato e tira vento!

Sono davvero stanca di stare qui. Non so se riusciremo mai a tornare a casa. Non credo più a nessuno. Tutti quelli che hanno tentato di aiutarci, hanno fallito miseramente! 
Ora è il turno del ricorso al TAR, il nostro avvocato ha presentato la notifica e speriamo che la prossima settimana si sappia qualcosa! Ci mancava anche la Pasqua, con questi giorni di festa, si rallenta tutto!      

sabato 12 aprile 2014

Basta illusioni!

Si, basta illudersi! Troppe porte che sembravano aprirsi per essere sbattute in faccia! Lo so, sono in tanti che cercano di aiutarci per uscire da questa impasse che  durerà tantissimo; lo so, siamo circondati da tante persone, amici, familiari, conoscenti, sconosciuti  che ci vogliono bene e che tentano o hanno tentato di aiutarci. Ma ora basta illudersi. Dobbiamo trovare una soluzione per vivere al meglio qui, finché non si risolve, se si risolve, questo problema di esilio forzato. Attendiamo il ricorso al TAR che non si sa bene quanto ci vorrà e, nel frattempo proveremo a vedere se qualche altro paese è disposto a lasciarci il visto per la piccolina .
Intanto siamo una famiglia, Dunietta ci riconosce, ci sorride, ci cerca, ci parla nel suo linguaggio neonatesco.È una creatura meravigliosa, simpatica, buffa, divertente, allegra. Non ricordo più come era la mia vita prima di lei, sembra di essere stati insieme da sempre.
Sono grata a mia madre per quello che ha fatto per noi e per come l'ha curata ed amata!  

domenica 6 aprile 2014

I sassolini nelle scarpe

Ognuno di noi ha dei sassolini fastidiosi nelle scarpe, cose che ci danno davvero fastidio, che non sopportiamo più tanto, che vorremmo proprio eliminare dalla nostra vita, perché sono pesi dei quali possiamo fare a meno e rendere così la nostra vita e la nostra coscienza  più leggera!
Una delle cose che in questi due mesi mi rende intollerabile andare avanti con la mia vita è il fatto che questi tizi del consolato pensino che stiamo cercando di aggirare le leggi sull'adozione internazionale!!
Se fosse così non avremmo intrapreso il lungo e faticoso iter adottivo, non avremmo atteso tre anni dal nostro  matrimonio come recita la legge, non ci saremmo sottoposti ad indagini fisiche (controlli medici), psicologiche e sociali. Non avremmo passato notti insonni a chiederci " ma ce la faremo? Ci valuteranno idonei?"
Abbiamo accettato tutto solo per il bene ultimo, accogliere nella nostra vita e nella nostra casa un bimbo od una bimba. Non ci siamo nemmeno tirati indietro davanti all'adozione nazionale, eravamo consapevoli di tutto: delle  difficoltà che questo iter ha, delle mie difficoltà fisiche, so benissimo che non è facile crescere un figlio, figuriamoci poi se l'eta' e la propria condizione fisica rendono il tutto ancora più arduo. Sono una persona con problemi di deambulazione, so quali sono i miei limiti fisici ma so anche quali sono le mie  capacità e  le mie doti. 
L'iter adottivo  è stato difficile ma ci sono stati tanti momenti che ci hanno arricchito, soprattutto gli incontri con lo psicologo, il suo ascoltarci, la sua stima alla fine del percorso, l'incontro al convegno di Ciampino e l'interesse genuino di molte persone del "mestiere". Abbiamo capito quanto  è importante intraprendere questo cammino con cuore e con mente, con consapevolezza e a volte a cuor leggero e moltissima pazienza! 
Non lo hanno capito certi burocrati di questo mondo, più interessati alle norme, alla politica, agli stereotipi e al loro tornaconto. Troppi interessi economici e il governo dovrebbe vigilare e ridurre gli enti e renderli semistatali, con un listino prezzi per le pratiche burocratiche.
So che viviamo in un mondo imperfetto e l'Italia lo  è ancora di più su certi fronti. So che si ha paura del diverso in fatto di etnia e di religione e quindi, ancora di più si ha paura di ratificare la Convenzione dell'Aja in merito alla Kafala. È dal 1996 che l'Italia non emana una legge per regolamentare la Kafala secondo le norme dell'adozione internazionale e ci sono migliaia di bambini in attesa di vedersi accolti in una famiglia; ci sono centinaia di genitori che attendono di accogliere i loro bambini in affido- kafala. In questi venti anni si sono succedute troppe legislature e questa ratifica attende di vedere luce da allora! Come tante altre leggi, del resto. Ma non avrei mai pensato di trovarmi anche io in questa tempesta!
La mia bambina, la mia Duniya  è qui accanto a me, ma anche a noi, come tante altre famiglie  è stato negato il visto d'ingresso per lei in Italia. Cosa dovremmo fare ora secondo loro, rispedirla in Somalia e tanti saluti?Perché sono così duri e infimi? Bastava rispettare la sentenza della Cassazione di settembre e avrebbero avuto la coscienza pulita! 

sabato 5 aprile 2014

5 e 50

Due cifre ed una vita intera, si, la mia.
A cinque anni non sai nulla del mondo, non sai quale lingua parli, in quale paese ti trovi. Sai quello che vedi, la tua famiglia, la tua casa che è solo una baracca, non una vera casa in mattoni, ma  a te sembra il posto più bello di tutti; a cinque anni tutto è grande, enorme: gli adulti sono dei giganti, sanno tutto e comandano su tutto ciò che ti riguarda; la strada che costeggia la tua casa, sabbiosa e piena di sassi, sembra un'autostrada ai tuoi occhi, anche se non sai nemmeno cosa sia un'autostrada, non ancora almeno. 
A cinque anni fai presto a dimenticare i visi cari: la tua mamma è partita da un paio d'anni e tu l'hai già dimenticata, sai come si chiama perché  tutti la nominano, ma tu non la chiami più col nome del cuore, non è più un'immagine, ne' una fotografia perché nessuno ne ha una da mostrarti.È solo un nome che tutti ripetono per raccontarla. Lei  è lontana, partita per lavoro. Ma tu cosa puoi saperne? Sai solo, con la memoria del cuore, che prima c'era una persona che ti accoglieva tra le sue braccia, ti coccolava, ti cercava e ti faceva sentire il centro dell'universo. In un secondo momento, c'è solo il vuoto: niente più braccia ad avvolgerti, niente più paroline per consolarti, niente più attenzioni amorevoli, solo indifferenza e gesti pratici. 
Non sai cosa è successo, ma negli anfratti del tuo cuore, sai che ti manca qualcuno, quel nome che rimbalza da una bocca all'altra, quella persona di cui parlano ma nessuno si toglie la briga di dirti che è la tua mamma e che un giorno forse vi rivedrete. Ti lasciano al tuo pavimento di terra battuta, al tuo sgambettare come una incapace nella sabbia, al tuo poco valore di falsa orfana!

A cinquant'anni ti giri intorno e ti chiedi come è possibile che tutti questi anni siano passati! Dov'eri? Ti guardi allo specchio e ti accorgi di quanto tu sia cambiata, in parte in meglio, in parte no. 
Sei una figura asimmetrica, come la tua colonna vertebrale che non ne vuole sapere di tenersi dritta, preferisce le curve, come se sapesse che la vita di una persona non  è mai rettilinea ma è spesso piena di curve improvvise, di cambiamenti di rotta. La tua schiena lo sa benissimo, nonostante queste curve, queste vertebre stanche e artrosiche, lei è rimasta in piedi come un fusto, pronta a controbattere ai colpi duri della vita, non si è mai piegata, ha tenuto duro! Lo fa ancora nonostante la stanchezza e i dolori, cos'altro dovrebbe fare?
Non ti sei mai guardata allo specchio con vanità, raramente si ti può essere capitato, quelle poche volte in cui ti sei sentita a tuo agio; ma la maggior parte  ti sei guardata con fretta, sistemata i capelli, qualchevolta ti sei truccata, ma non è una prassi quotidiana per te. 
Ti guardi il viso sfuggevolmente, arrivi fino al busto, più giù non vai, solo prima di uscire e, anche lì non ti soffermi molto: non vuoi vedere se il tutore si intravede dai pantaloni, non vuoi vedere il tuo sedere africano mostrarsi con prepotenza. 
Avresti sempre voluto passare inosservata, ma non è mai stato così! Ti notano sempre tutti, vuoi per la carnagione color cioccolato, vuoi per le stampelle, insomma c' è sempre un motivo che ti mette in luce. C'è qualcuno che dice anche perché sei una bella donna. Si, forse anche per quello. Puoi anche non amare molto te stessa a volte, puoi anche odiare questi anni che iniziano a segnare il tuo corpo, ma rimane il fatto che il tuo viso sia privo di rughe, che la tua pelle sia liscia come quella di un bimbo, che tu abbia  una luce che emana dal profondo del tuo animo per illuminare il tuo viso. 
Ti guardi allo specchio ora e ti accorgi di essere cambiata: sei più tonda, viso, busto, gambe, braccia, hanno accumulato grasso; è normale, con gli anni ci si arrotonda e chi ti ha lasciato a vent'anni, magra come uno stecco, ora rimane interdetto, ma perché? Non si cambia tutti? È importante l'aspetto fisico? Gli anni sono importanti se li hai vissuti bene, con dignità e rispetto per se stessi e gli altri. Non tirandosi indietro davanti alle difficoltà ma affrontandole con coraggio. Le rughe o il vissuto sul proprio corpo sono le nostre medaglie d'onore.

TO BE CONTINUED...

giovedì 3 aprile 2014

Forse un giorno...

Forse un giorno  racconterò di questo posto; forse un giorno racconterò di quello che ho visto qui, degli uomini e delle donne incontrate qui, delle piante e dei fiori che adornano questa terra, delle innumerevoli varietà di uccelli che volano in questi cieli ( le cicogne, ho visto tante cicogne giorni fa, nell'affollatissima e trafficata highway, che preparavano i loro nidi sugli alberi! Mica ci sono i comignoli qui! ), delle risa di mia figlia, dei suoi occhi spalancati e curiosi sul mondo, delle nostre incertezze su come nutrirla, sui suoi messaggi criptati di bisogni, sui suoi sorrisi a bocca spalancata e sdentata.
Forse un giorno, quando la delusione sulle nostre istituzioni all'estero sarà superata, riuscirò a scrivere del dolore patito, dei pianti nascosti, delle speranze taciute ma visibili.
Forse un giorno riuscirò a gridare ad alta voce tutto quanto!
Non so quando ciò accadrà, ma spero tanto che prima o poi accada!