La signora delle buste
Come ogni giorno, anche oggi si è svegliata alla stessa ora. Non ha bisogno della sveglia, ormai ha il suo orologio interno, fatto di scadenze, di momenti e azioni quotidiane.
Scende da quel letto alto, duro come un macigno nonostante gli anni e le persone che vi hanno dormito. Va al bagno, si lava velocemente con movimenti sempre uguali, precisi al secondo; ora è in cucina e mette su la caffettiera grande. Due cucchiaini di caffè, massimo tre: ama il caffè leggero ma lungo. Lo beve bollente mentre mangia una rosetta del giorno prima.
Ecco, è pronta, vestita, il letto già rifatto: è facile perché dorme sola, perché dorme senza muovere un muscolo, sempre nella stessa posizione e senza spostare le coperte.
Si incammina verso la metropolitana leggera che la porterà vicino al lavoro e poi, una mezz’ora di cammino ed è arrivata.
Quando entra nella casa, la signora presso cui fa i servizi, è pronta anche lei per recarsi al suo di lavoro. Due saluti, un po’ di convenevoli e la solita lista di cose da fare: la spesa, il pranzo da cucinare, le camicie del marito da stirare, le pulizie… ma lei pensa già al suo pranzo, al ritorno a casa e alla stanchezza che l’avvolgerà; al secondo lavoro, alla fatica e ai soldi che anche oggi guadagnerà. Ma, soprattutto, penserà alle sue solite buste di cose che riuscirà a portare a casa: qualche rosetta fresca in più, un po’ di parmigiano grattugiato, del prezzemolo o del basilico e un po’ di verdura.
Ogni giorno, immancabilmente, se passate dalle sue parti, la vedrete incedere alta e magra, con i suoi scialli colorati svolazzanti, consumata dal lavoro e dal bisogno, con le sue due solite buste di plastica che raccolgono i “tesori” della sua giornata.