Mia madre è spesso al telefono con amiche e conoscenti lontane e la sento parlare della sua terra, del suo paese natio, delle persone e dei fatti che le sono accaduti in gioventù quando viveva in Somalia.
Ora questa sua “madre terra” è dilaniata da vent’anni di guerra civile, da cambiamenti sociali e religiosi al limite dell’estremismo e lei desidera tornare laggiù con tutte le sue forze, infatti tra una settimana parte per il Kenia e poi da lì andrà in Somalia. Io e Pao non è che siamo tranquilli, anzi, ci preoccupa tutto ma cosa possiamo fare? Qui lei si sente sola, anche se ci siamo noi; è una solitudine profonda che la sta scavando dentro e le porta malesseri generali e non voglio proprio che si trasformi in una depressione senza rimedio. Preferisco vederla serena e gioiosa all’idea di partire; sentire come lo grida allegramente alle amiche al telefono anche se per noi sarà dura all’inizio.
Mi chiedo quale idea abbia di questo meraviglioso e distrutto paese perché dai suoi racconti, dai suoi ricordi, non c’è alcuna somiglianza con quello che mi narra. Ma forse siamo troppo diverse in questo, io conosco bene solo l’Italia, paese che mi ha accolta e cresciuta e mi accorgo che, più passano gli anni, più mi allontano dalla “somalità”, dalla storia, dalle tradizioni, dalla lingua… E’ un bene o un male? Me ne pentirò prima o poi?
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