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giovedì 9 ottobre 2014

Madre: tra vita reale e vita sospesa

Essere madri all'improvviso come e' successo a me, non e' facile. Certo, non e' facile per nessuno, ma per chi attende il proprio figlio per nove mesi, un po' di tempo per prepararsi c'e'. Ma a me e Pab, diventare genitori e' successo in modo repentino, in modo diverso da molti che conosciamo e ancora non sappiamo bene come muoverci e a chi rivolgerci.
Nelle adozioni anche avviene all'improvviso: ti giunge una chiamata e devi essere subito pronto a partire per andare a conoscere tuo figlio, o in Italia ( se sei fortunatissimo!) o in qualche altra parte del mondo che hai scelto e, lì ti si augura che vada tutto bene e in tempi brevi.
A noi e' successo più o meno come nelle adozioni, ma con qualche differenza. Ma questa e' una storia lunghissima che qui nel blog troverete raccontata in vari e brevi posts.
Quello di cui parlo e' ritrovarsi con una baby di 6 mesi. Se fossimo a casa nostra, avremmo un pediatra a consigliarci e seguirci: ci direbbe cosa darle da mangiare, quanto e quanto spesso; la peserebbe e la misurerebbe e ci direbbe se sta crescendo bene, se e' troppo grassa o troppo magra. Insomma, avremmo tutto l'aiuto di cui due neo genitori hanno bisogno.
Qui, in questo limbo che non e' la nostra vita reale, non abbiamo nessuno. Tutto e' lasciato al nostro buonsenso, ai consigli via skype di mia cognata medico e madre, a mia suocera e mia madre che ha cresciuto la baby dalle prime settimane di vita fino ad un mese fa circa.
Solo una volta siamo andati da un pediatra indiano che l'ha visitata, che ci ha detto cosa darle da mangiare per svezzarla, con cosa lavarla e quali vaccinazioni mancano. Ma non ci siamo piu tornati.
Qui in questo limbo, non troviamo gli omogeneizzati adatti, sono una novita', quindi ce ne sono pochi e mescolano la carne con la verdura e, tra la verdura, trovi anche i pomodori che in Italia sconsigliano quando i bimbi sono cosi' piccoli. Non trovi i biscotti granulari per il biberon e il pacco gigante di Plasmon che avevamo portato dall'Italia e' terminato oggi.
In questo limbo, siamo riusciti a trovare un lettino in prestito da conoscenti, abbiamo comprato il materasso e le lenzuola; abbiamo comprato una sdraietta per poterla far sedere; abbiamo avuto in dono un box che la baby non ama molto, perché ancora non riesce a stare troppo tempo seduta per conto suo e spesso cade riversa.
Nella vita reale invece c'e' la sua cameretta che l'attende e il suo lettino che presto non sara' sufficiente per lei, perché cresce a vista d'occhio e sara' un bimba alta; nella vita reale c'e' la carrozzina che l'attende ancora sigillata nello scatolone insieme all'ovetto che, chissa' se potra' usare?
Nella vita reale ci sono tantissime persone che l'aspettano con gioia e trepidazione.
Nella vita reale potremmo uscire tutti e tre insieme con la nostra auto e andare a trovare i nonni e le 
cuginette.
In questo limbo l'unica cosa bella è proprio lo stare tutti e tre insieme e avere il tempo, dilatato, lunghissimo, monotono, per vederla scoprire le proprie capacità sonore con gridolini sempre più acuti, con lallazioni variegate, giochi di suoni, confusioni linguistiche, canzoni in lingue differenti che le fanno brillare gli occhi se sono già conosciute o guardarmi sorpresa quando sono nuove. 
In questo doppio mondo, tra l'esilio e la realtà della nostra casa lontana non so cosa ancora bene cosa  sia essere un'attempata neo mamma!

venerdì 13 giugno 2014

Piano B?

In questi mesi qui, molte persone mi hanno chiesto se avevamo un piano B, nel caso in cui la vicenda si risolva in modo non positivo per noi.
Il nostro piano era quello di provare a chiedere un visto in un altro paese europeo, che ne so, l'Olanda ad esempio. Ci abbiamo pensato per tantissimo tempo, ed ogni volta ci preparavamo psicologicamente, finchè, la scorsa settimana, armati di coraggio e belle speranze, con tutti i documenti dietro, ci siamo recati all'ambasciata d'Olanda che non è molto lontana da dove abitiamo.
Le guardie giurate ci hanno accolti con molta gentilezza, mi hanno aiutato a scendere le scale, poichè, con mia sorpresa, non era molto accessibile! Questo mi ha deluso un po', ma, tant'è!
Comunque, una volta arrivato il nostro turno, ci siamo recati al counter, ho detto la motivazione per cui eravamo lì, ho presentato i documenti di Duni: passaporto, sentenza del tribunale somalo, certificato di nascita... e... dopo qualche secondo, l'impiegata mi ha detto con placida gentilezza che quei documenti: passaporto e sentenza e certificato di nascita somali, non sono RICONOSCIUTI dallo stato olandese...
Ah! Meraviglioso!
Allora ho ribattuto, anche io gentilmente, ma sorpresa, che non c'era ragione di essere lì se loro non riconoscono quei documenti e cosa potevo fare se non andarmene? Lei mi ha risposto che loro non mandavano via nessuno a priori e poi mi ha dato un foglio con una lista di cose da fare nel caso volessi comunque chiedere il visto Schengen. Quindi un'altra serie di documenti inutili...
Che delusione! Poi si commuovono tutti nel vedere quegli sbarchi in Sicilia, quei poveri migranti che scappano da guerre, persecuzioni, violenze, miserie... Ma se non rilasciate i visti!! Tutti d'accordo in questo, così da alimentare sempre più queste ONG, che speculano sulla miseria e sulla disperazione della povera gente! FATE SCHIFOOOO!
Stando qui e parlando con mio fratello che lavora per una di queste ONG, ho capito in che schifo di mondo viviamo: lasciamo l'Africa nella sua miseria, portiamo le nostre organizzazioni benefiche ad arricchirci sempre più!

lunedì 2 giugno 2014

Il tempo

Il tempo lo percepiamo tutti in modo differente e, a seconda di ciò che si sta vivendo, può essere bello, brutto, lungo, interminabile e brevissimo!
I mesi trascorsi qui, potete ben immaginare come possano essere stati! Ogni giorno è vissuto con pesantezza e fatica, a parte i momenti con la pupetta; ogni giorno si aspetta la fine di esso e alla sera si va a letto con un sospiro di sollievo, perchè anche quel giorno è terminato.

Il tempo lo misuro anche in modo diverso: non è solo il trascorrere delle ore, quando arrivano le cinque ad esempio, mi risollevo un po': la merenda della pupa, il the, i giochi con lei finchè non arriva l'ora della sua cena, la telefonata a mamma, la nostra cena e la preparazione della nanna per Duni. Non è solo il lento trascorrere dei giorni.
Il tempo e la fine di questo esilio ( se mai finirà!) li misuro anche attraverso gli oggetti: quando finiranno i Plasmon, sarà il momento di tornare a casa ( sono finiti da due mesi, sigh!); quando finirà la crema per il corpo sarà il momento di tornare a casa ( la centellino!); quando finirà la saponetta Dove, la crema per il viso, sarà ora di tornare a casa; quando finirà l'Eutirox sarà ora di tornare a casa ( ci vado piano anche con quello... non mi sono portata una scorta così grande!)...
QUANDO SARA' ORA DI TORNARE A CASA??

Si/No

Ebbene, siamo ancora qui a Nairobi, Kenya, Africa Orientale, Mondo! Cerco di pensare alle cose positive che in questi mesi trascorsi qui ne fanno da corollario.
Vorrei fossero molto di più, ma non è così, purtroppo!
1. Sono dimagrita, perchè mangio poco e male, anche se non mi muovo molto.
2. Il mio inglese ha avuto una rinfrescata, il somalo non tanto, però!
3. Mia figlia sta assimilando l'inglese, il somalo, l'italiano; impariamo molte canzoncine e filastrocche; ma, se ciò e positivo, ha anche un'accezione negativa, perche Duni avrà un p'o di confusione in testa con tutte queste lingue! Speriamo di tornare a casa presto, cosi da ridimensionarci!
4. Abbiamo tantissimo, tantissimo tempo da passare insieme: godiamo di ogni singolo momento con Duni, dei suoi cambiamenti fisici e comportamentali e comunicativi... Questa è una bella fortuna, no? Quali genitori possono trascorrere 24h/7g con la propria figlia? 

martedì 6 maggio 2014

Alle volte...

Alle volte sei così concentrata sulla tua involontaria prigionia, 
sulla tua paralizzante immobilità, 
sul vuoto che ti riempie la testa e le giornate 
che dimentichi la meravigliosa bellezza dei tuoi due mondi accanto: 
le risate improvvise che nascono dal nulla di un gesto, 
le smorfie di scoperta e di sorpresa che le disegnano il viso,
 la risata discreta del suo papà 
e lo tsunami emotivo che non mostra" 

Il diario di Duniya 2

" Ho come le sensazione che questa situazione non è la nostra normalità. Forse mi sbaglio, ma i miei genitori a volte sono tesi, nervosi, come se questo non fosse il nostro mondo. Ma io mi sento tranquilla quando li ho intorno, invece se non li vedo mi agito e, non so perché, ma mi viene da piangere... Appena ci provo, però, sento la voce di mamma o di papà, e uno di loro si presenta al mio cospetto! Accidenti, come sono pronti! 
Mi sento bene con loro, mi diverto, gioco, faccio la regina tra le braccia di papà, mi sento altissima e posso vedere tutto a 360 gradi (!!! Wow, come sono intelligente, mi sa che sono anche portata per le materie scientifiche!)!
Mi piace tantissimo anche stare in braccio a mamma, andiamo sulla sua bat-carrozzina e voliamo per il corridoio di casa, facciamo le curve velocissime e io non ho nemmeno paura, tanto mamma mi tiene stretta stretta tra le sue braccia!
Amo fare il bagnetto, ogni tanto mamma si ricorda di darmi un giochetto e adoro giocare nell'acqua! Ma dura sempre troppo poco, uffa!
Oggi mamma mi ha dato il passato di verdura, che buono! Anche se vado matta per il latte, mangio con gusto tutto quello che mi dà, sono una mangiona e si vede, ho dei bei rotolini e due belle guanciotte!
Sono una bimba serena, rido e gioco, dormo abbastanza la notte e mi piace guardare il canale baby tv. È stato papà il primo a mettermi davanti alla tv, mamamma non è molto contenta che la guardo anche se amo i colori, la musica e le canzoncine. A volte mamma me le canta mentre mi cambia e io rido contenta! 
Mi piace moltissimo mettermi tutto in bocca e succhiare la stoffa, ma mamma e papà mi tolgono tutto dalla bocca! Chissà perché?"

CONTINUA...

lunedì 5 maggio 2014

Immobile

È tutto fermo, non si muove nulla. È una situazione alienante, non ce la faccio più. Un' altra settimana  è iniziata, ma dubito che si arrivi ad una conclusione.
Intanto il clima qui a Nairobi è tesissimo, ieri ci sono stati due esplosioni, morti e tantissimi feriti; sabato era stato il turno di Mombasa. I turisti stanno abbandonando la città, ma noi, che non siamo turisti? Dobbiamo rimanere bloccati qui?
  
Mi dispiace essere così bloccata in questo pensiero fisso nel desiderio, ora che Duni è con noi, di poter essere a casa nostra.
Non riesco a pensare ad altro. Chiusi come siamo sempre in casa. Non abbiamo contatti col mondo esterno, non conosciamo nessuno, non frequentiamo nessuno. Siamo sempre e solo noi. 
Non riesco nemmeno a raccontare di noi, dei progressi della piccola, delle sue risate improvvise per un gesto ed un suono che faccio; del suo sgranare gli occhi quando le canto una melodia dal canale baby tv di cui è appassionata; dei miei dubbi se sia bene o male farle vedere la tv a soli sei mesi; se sia un bene o un male sentir parlare lingue diverse; delle mie  difficoltà fisiche per occuparmi di lei( ad esempio un giorno che eravamo al mall e dovevamo cambiarla, al bagno degli uomini non c'era l'angolo per il cambio pannolini, quindi siamo dovuti entrare entrambi, mio marito ed io, in quello delle donne per poterla cambiare...): il fatto che non posso prenderla in braccio se sto in piedi, il fatto che per farle il bagno ho bisogno dell'aiuto di mio marito e... Tante altre cose che mi spaventano se ci penso e che questa situazione di stallo mi aiuta a tenere da parte. Ma guarda un  po', ho trovato una cosa positiva in questa nostra assurda situazione!

venerdì 2 maggio 2014

Pensieri sparsi 2: tradizioni e idee divergenti

Tempo fa ho letto che i somali sono una delle etnie in via di estinzione. Era un articolo sul National Geographic di alcuni anni fa.
Quella volta mi stupii molto, ma, a pensarci bene, era il periodo della guerra civile e forse non c'era da sorprendersi: i somali scappavano a frotte dalla Somalia, in cerca di asilo politico, verso varie parti del mondo.
Ora mi rendo conto che non era del tutto errato quell'articolo, se non altro in riferimento alla perdita della vera Somalia, ora terra frammentata in tanti piccoli stati indipendenti, in lotta tra loro per ricevere soldi ed aiuti dai vari governi occidentali e dalle ONG, per primeggiare nello sviluppo del proprio territorio.
Siamo un popolo in estinzione anche e soprattutto perche abbiamo perso la nostra cultura, le nostre usanze ( forse alcune è un bene), in favore di un'assimilazione integralista del credo islamico.
Come ho scritto in un racconto abbiamo perso i nostri colori vivaci legati al tipico costume somalo, alle nostre fute, ai nostri garbasar, sostituendoli con il grigio, il nero della divisa islamica che usano ora le donne.
Qui a Nairobi le donne somalo-keniote indossano con leggerezza quel vestito, con una naturalezza che    
però stento a vedere in Somalia. In Somalia mi dà la sensazione di obbligo, di costrizione; mentre qui no. Queste donne, queste ragazze sono di un'eleganza unica, le vedi camminare con un portamento regale, fiere, con i tacchi che spuntano da quel nero. 
Per me che ho solo e sempre indossato i nostri "Dirac" come abito da casa in estate e mai indossato il garbasar, i tre giorni passati a Mogadiscio sono stati una bella prova. Non mi è dispiaciuto indossare il nostro costume tipico insieme al foulard in testa, ma è stata una fatica perché mi rendeva i movimenti pesanti ed era una costrizione con le stampelle. Lo scialle mi cadeva da una parte all'altra e stavo sempre a rimetterlo a posto, non sia mai si vedeva un pezzetto di pelle in più! Il foulard, con quel caldo torrido, mi faceva sudare come se indossassi una coperta di lana. Poi, in casa, dove potevo essere libera di non indossare tali veli, invece era un continuo mettere e levare ogni volta che arrivava un uomo che non fosse mio fratello! Una vera tortura! Ma mi sono rifiutata categoricamente di farmi comprare il velo che indossano tutte! Anche se mia madre avrebbe voluto e avrebbe desiderato che lo portassi con me qui a Nairobi! Succube anche lei di questo imperialismo maschilista-islamista.
Ricordo quando invece si era libere di indossare solo il nostro foulard alla presenza degli uomini: la meravigliosa modestia colorata della nostra giovinezza ( per me adolescenza)!

venerdì 18 aprile 2014

Good Friday

Se fossi stata a casa, avrei atteso queste vacanze pasquali con contentezza: qualche giorno di riposo, prima del rush finale con le mille incombenze della fine delle lezioni. Oggi da noi  è Venerdi Santo, qui si chiama "Good Friday", ma non vedo nulla di buono in questo giorno! 
Siamo ancora bloccati qui, ogni giorno  è uguale all'altro, l'unica gioia, l'unico pensiero bello è la nostra piccola!

È bello svegliarsi la mattina e vederla sorridere quando scorge i nostri visi;è bello sentirla ridere o parlare la sua lingua mentre gioca, è bello anche sentire le sue grida acute di contentezza. Soffro quando piange, perché non può dirmi se ha fame o le fa male da qualche parte.

Oggi è stata una giornata faticosa. Tutti i giorni siamo chiusi in casa, soprattutto io e la piccola, Paolo almeno  può uscire, va a fare la spesa e  gia quella è una distrazione, si muove, cammina all'aria aperta. Io non riesco nemmeno a godermi il sole sul balcone perché in questi giorni e' sempre nuvoloso, quando il cielo si apre, il sole si e' spostato e tira vento!

Sono davvero stanca di stare qui. Non so se riusciremo mai a tornare a casa. Non credo più a nessuno. Tutti quelli che hanno tentato di aiutarci, hanno fallito miseramente! 
Ora è il turno del ricorso al TAR, il nostro avvocato ha presentato la notifica e speriamo che la prossima settimana si sappia qualcosa! Ci mancava anche la Pasqua, con questi giorni di festa, si rallenta tutto!      

sabato 12 aprile 2014

Basta illusioni!

Si, basta illudersi! Troppe porte che sembravano aprirsi per essere sbattute in faccia! Lo so, sono in tanti che cercano di aiutarci per uscire da questa impasse che  durerà tantissimo; lo so, siamo circondati da tante persone, amici, familiari, conoscenti, sconosciuti  che ci vogliono bene e che tentano o hanno tentato di aiutarci. Ma ora basta illudersi. Dobbiamo trovare una soluzione per vivere al meglio qui, finché non si risolve, se si risolve, questo problema di esilio forzato. Attendiamo il ricorso al TAR che non si sa bene quanto ci vorrà e, nel frattempo proveremo a vedere se qualche altro paese è disposto a lasciarci il visto per la piccolina .
Intanto siamo una famiglia, Dunietta ci riconosce, ci sorride, ci cerca, ci parla nel suo linguaggio neonatesco.È una creatura meravigliosa, simpatica, buffa, divertente, allegra. Non ricordo più come era la mia vita prima di lei, sembra di essere stati insieme da sempre.
Sono grata a mia madre per quello che ha fatto per noi e per come l'ha curata ed amata!  

domenica 6 aprile 2014

I sassolini nelle scarpe

Ognuno di noi ha dei sassolini fastidiosi nelle scarpe, cose che ci danno davvero fastidio, che non sopportiamo più tanto, che vorremmo proprio eliminare dalla nostra vita, perché sono pesi dei quali possiamo fare a meno e rendere così la nostra vita e la nostra coscienza  più leggera!
Una delle cose che in questi due mesi mi rende intollerabile andare avanti con la mia vita è il fatto che questi tizi del consolato pensino che stiamo cercando di aggirare le leggi sull'adozione internazionale!!
Se fosse così non avremmo intrapreso il lungo e faticoso iter adottivo, non avremmo atteso tre anni dal nostro  matrimonio come recita la legge, non ci saremmo sottoposti ad indagini fisiche (controlli medici), psicologiche e sociali. Non avremmo passato notti insonni a chiederci " ma ce la faremo? Ci valuteranno idonei?"
Abbiamo accettato tutto solo per il bene ultimo, accogliere nella nostra vita e nella nostra casa un bimbo od una bimba. Non ci siamo nemmeno tirati indietro davanti all'adozione nazionale, eravamo consapevoli di tutto: delle  difficoltà che questo iter ha, delle mie difficoltà fisiche, so benissimo che non è facile crescere un figlio, figuriamoci poi se l'eta' e la propria condizione fisica rendono il tutto ancora più arduo. Sono una persona con problemi di deambulazione, so quali sono i miei limiti fisici ma so anche quali sono le mie  capacità e  le mie doti. 
L'iter adottivo  è stato difficile ma ci sono stati tanti momenti che ci hanno arricchito, soprattutto gli incontri con lo psicologo, il suo ascoltarci, la sua stima alla fine del percorso, l'incontro al convegno di Ciampino e l'interesse genuino di molte persone del "mestiere". Abbiamo capito quanto  è importante intraprendere questo cammino con cuore e con mente, con consapevolezza e a volte a cuor leggero e moltissima pazienza! 
Non lo hanno capito certi burocrati di questo mondo, più interessati alle norme, alla politica, agli stereotipi e al loro tornaconto. Troppi interessi economici e il governo dovrebbe vigilare e ridurre gli enti e renderli semistatali, con un listino prezzi per le pratiche burocratiche.
So che viviamo in un mondo imperfetto e l'Italia lo  è ancora di più su certi fronti. So che si ha paura del diverso in fatto di etnia e di religione e quindi, ancora di più si ha paura di ratificare la Convenzione dell'Aja in merito alla Kafala. È dal 1996 che l'Italia non emana una legge per regolamentare la Kafala secondo le norme dell'adozione internazionale e ci sono migliaia di bambini in attesa di vedersi accolti in una famiglia; ci sono centinaia di genitori che attendono di accogliere i loro bambini in affido- kafala. In questi venti anni si sono succedute troppe legislature e questa ratifica attende di vedere luce da allora! Come tante altre leggi, del resto. Ma non avrei mai pensato di trovarmi anche io in questa tempesta!
La mia bambina, la mia Duniya  è qui accanto a me, ma anche a noi, come tante altre famiglie  è stato negato il visto d'ingresso per lei in Italia. Cosa dovremmo fare ora secondo loro, rispedirla in Somalia e tanti saluti?Perché sono così duri e infimi? Bastava rispettare la sentenza della Cassazione di settembre e avrebbero avuto la coscienza pulita! 

sabato 5 aprile 2014

5 e 50

Due cifre ed una vita intera, si, la mia.
A cinque anni non sai nulla del mondo, non sai quale lingua parli, in quale paese ti trovi. Sai quello che vedi, la tua famiglia, la tua casa che è solo una baracca, non una vera casa in mattoni, ma  a te sembra il posto più bello di tutti; a cinque anni tutto è grande, enorme: gli adulti sono dei giganti, sanno tutto e comandano su tutto ciò che ti riguarda; la strada che costeggia la tua casa, sabbiosa e piena di sassi, sembra un'autostrada ai tuoi occhi, anche se non sai nemmeno cosa sia un'autostrada, non ancora almeno. 
A cinque anni fai presto a dimenticare i visi cari: la tua mamma è partita da un paio d'anni e tu l'hai già dimenticata, sai come si chiama perché  tutti la nominano, ma tu non la chiami più col nome del cuore, non è più un'immagine, ne' una fotografia perché nessuno ne ha una da mostrarti.È solo un nome che tutti ripetono per raccontarla. Lei  è lontana, partita per lavoro. Ma tu cosa puoi saperne? Sai solo, con la memoria del cuore, che prima c'era una persona che ti accoglieva tra le sue braccia, ti coccolava, ti cercava e ti faceva sentire il centro dell'universo. In un secondo momento, c'è solo il vuoto: niente più braccia ad avvolgerti, niente più paroline per consolarti, niente più attenzioni amorevoli, solo indifferenza e gesti pratici. 
Non sai cosa è successo, ma negli anfratti del tuo cuore, sai che ti manca qualcuno, quel nome che rimbalza da una bocca all'altra, quella persona di cui parlano ma nessuno si toglie la briga di dirti che è la tua mamma e che un giorno forse vi rivedrete. Ti lasciano al tuo pavimento di terra battuta, al tuo sgambettare come una incapace nella sabbia, al tuo poco valore di falsa orfana!

A cinquant'anni ti giri intorno e ti chiedi come è possibile che tutti questi anni siano passati! Dov'eri? Ti guardi allo specchio e ti accorgi di quanto tu sia cambiata, in parte in meglio, in parte no. 
Sei una figura asimmetrica, come la tua colonna vertebrale che non ne vuole sapere di tenersi dritta, preferisce le curve, come se sapesse che la vita di una persona non  è mai rettilinea ma è spesso piena di curve improvvise, di cambiamenti di rotta. La tua schiena lo sa benissimo, nonostante queste curve, queste vertebre stanche e artrosiche, lei è rimasta in piedi come un fusto, pronta a controbattere ai colpi duri della vita, non si è mai piegata, ha tenuto duro! Lo fa ancora nonostante la stanchezza e i dolori, cos'altro dovrebbe fare?
Non ti sei mai guardata allo specchio con vanità, raramente si ti può essere capitato, quelle poche volte in cui ti sei sentita a tuo agio; ma la maggior parte  ti sei guardata con fretta, sistemata i capelli, qualchevolta ti sei truccata, ma non è una prassi quotidiana per te. 
Ti guardi il viso sfuggevolmente, arrivi fino al busto, più giù non vai, solo prima di uscire e, anche lì non ti soffermi molto: non vuoi vedere se il tutore si intravede dai pantaloni, non vuoi vedere il tuo sedere africano mostrarsi con prepotenza. 
Avresti sempre voluto passare inosservata, ma non è mai stato così! Ti notano sempre tutti, vuoi per la carnagione color cioccolato, vuoi per le stampelle, insomma c' è sempre un motivo che ti mette in luce. C'è qualcuno che dice anche perché sei una bella donna. Si, forse anche per quello. Puoi anche non amare molto te stessa a volte, puoi anche odiare questi anni che iniziano a segnare il tuo corpo, ma rimane il fatto che il tuo viso sia privo di rughe, che la tua pelle sia liscia come quella di un bimbo, che tu abbia  una luce che emana dal profondo del tuo animo per illuminare il tuo viso. 
Ti guardi allo specchio ora e ti accorgi di essere cambiata: sei più tonda, viso, busto, gambe, braccia, hanno accumulato grasso; è normale, con gli anni ci si arrotonda e chi ti ha lasciato a vent'anni, magra come uno stecco, ora rimane interdetto, ma perché? Non si cambia tutti? È importante l'aspetto fisico? Gli anni sono importanti se li hai vissuti bene, con dignità e rispetto per se stessi e gli altri. Non tirandosi indietro davanti alle difficoltà ma affrontandole con coraggio. Le rughe o il vissuto sul proprio corpo sono le nostre medaglie d'onore.

TO BE CONTINUED...

giovedì 3 aprile 2014

Forse un giorno...

Forse un giorno  racconterò di questo posto; forse un giorno racconterò di quello che ho visto qui, degli uomini e delle donne incontrate qui, delle piante e dei fiori che adornano questa terra, delle innumerevoli varietà di uccelli che volano in questi cieli ( le cicogne, ho visto tante cicogne giorni fa, nell'affollatissima e trafficata highway, che preparavano i loro nidi sugli alberi! Mica ci sono i comignoli qui! ), delle risa di mia figlia, dei suoi occhi spalancati e curiosi sul mondo, delle nostre incertezze su come nutrirla, sui suoi messaggi criptati di bisogni, sui suoi sorrisi a bocca spalancata e sdentata.
Forse un giorno, quando la delusione sulle nostre istituzioni all'estero sarà superata, riuscirò a scrivere del dolore patito, dei pianti nascosti, delle speranze taciute ma visibili.
Forse un giorno riuscirò a gridare ad alta voce tutto quanto!
Non so quando ciò accadrà, ma spero tanto che prima o poi accada! 

venerdì 28 marzo 2014

Scoperte e conferme

 A Xamar ( Mogadiscio) cenare con la papaia e scoprire che certi sapori non si dimenticano, rimangono fermi nel tuo palato, aspettano anche anni, ma sono la conferma che si è vissuto in un altro spazio e in un altro tempo.
Bere un succo di vero mango, sempre a Xamar, di fronte all'oceano, sotto il vento salino, e sentire la sua naturale dolcezza, sciogliersi davanti a tanta emozione fatta di sapori e sensazioni.


 
A Nairobi scoprire che il somalo e lo swahili hanno parole in comune, come Duniya che significa "mondo" e che certi legami esistono anche prima delle persone, sono stati sempre lì, aspettavano solo che qualcuno li portasse alla luce.
Voi burocrati, uomini e donne di carta e di timbri, non capirete mai il valore delle piccole cose, figuriamoci di quelle grandi! Voi, fatti di bugie e di viltà, avete perso il senso della vita, cosa trasmettete alla vostra genia? Amore per il potere, per i soldi, per il benessere materiale e basta? Rimarrete con briciole di niente, alla ricerca della vostra anima dissolta nel nulla.

27 Marzo: di ritorno

Nelle mie scarpe la terra dove sono nata, nei miei occhi la luce del sole brillante di Mogadiscio, nel mio cuore le ferite delle case, dei monumenti, dei palazzi della mia città, nelle mie orecchie le parole, la mia lingua materna trasformata da genti altre.

 Dove sono i colori delle nostre vesti, le risa del passato! Io ho indossato quei colori, in memoria della nostra storia, ho ricordato qualcosa che ladri di anime hanno seviziato ed ucciso. 

Torno con un dono immenso, una gioia ed un dolore allo stesso tempo!

 Le macerie della casa che mi ha visto nascere, che ha visto la speranza di correre e saltare di una piccola bimba spegnersi all'improvviso, che ha visto quella stessa bimba tornare donna forte e indipendente; quelle macerie ora sono la mia casa interiore, ricostruita grazie al mio Mondo! Duniya, benvenuta nella mia vita e nel nostro mondo!

giovedì 20 marzo 2014

È primavera, mio Mondo!

Una giornata iniziata come tutte le altre da un mese a questa parte... Non avevo voglia nemmeno di alzarmi, ma i rumori della vita mi hanno dato la sveglia e lentamente mi sono alzata, lavata, indossato il mio "straccio" da casa e sono andata in salotto dove Paolo era al pc dal mattino presto.
Una giornata come le altre: molte nuvole nel cielo, vento, il sole che non aveva voglia di uscire, il cielo pieno di uccelli che si libravano liberi e leggeri, che invidia!
Insomma, sembrava che dovesse trascorrere tutto come sempre, invece nel pomeriggio, inaspettatamente, riceviamo la telefonata dell'avvenuto rilascio del visto keniota!! E come un turbine,è cambiato tutto: l'aria è diventata più leggera, le labbra si sono mosse in un sorriso timido, gli occhi si sono spalancati increduli, il cuore ha iniziato a cambiare battito, sempre più veloce, eccitato... Paolo e mio fratello sono corsi al consolato (somalo) a prendere il visto ed io ho iniziato a battere il tam tam della felicità e a mandare messaggi a tutti!
Ed ora, valigia già pronta, cuore in subbuglio, mi accingo a non dormire, a sognare di abbracciare la mia piccola... Quello che era un desiderio, un sogno, diventa sempre più realtà... Grazie Kenya, sei stato più umano dell'Italia!

Certo mi preparo ad andare nella mia terra natia... Cosa proverò, come sarà? Lo saprò presto. Non sarà facile e un po'di timore c'è...

Se dovesse succedermi qualcosa, Paolo amore mio, ricordati che ti amo tanto, che sei l'amore della mia vita, la mia spalla, le mie gambe, il mio coraggio, la mia forza.  Amo stare con te, nei silenzi, nelle nostre azioni  quotidiane, mi sento al sicuro con te, protetta, amata. Non avrei potuto incontrare uomo migliore di te. Ma non sminuirti mai, mi addolora. Ti lascio tutto quello che ho e la nostra Duniya, fa' che cresca sana, forte, orgogliosa e sicura. E se dovessi tornare da questo viaggio sana e salva, faremo tutto il necessario perché possa crescere nel miglior modo possibile!
Vi amo entrambi moltissimo! 

mercoledì 19 marzo 2014

Non va...

Oggi non va, non ce la faccio. Resisto da giorni, da un mese, ma oggi non ce la faccio, sto per crollare. Mi nascondo, in camera, in bagno, faccio finta di aver da fare, di lavare, di sistemare cose che non hanno un posto, non hanno un significato. Vorrei urlare, vorrei prendere la mia stampella e spaccarla in testa a quei burocrati di m...., vorrei fargli tanto male, ma cosi tanto male da ricordare quel dolore vita natural durante! Vorrei vederli soffrire, piangere, chiedere  pietà!
Invece sono qui, chiusa tra queste pareti, affacciata alla finestra a guardare la pioggia, le macchine che corrono veloci, le persone che camminano in fretta. Sono qui a soffrire in silenzio, perché non voglio che Pao mi veda e soffra anche lui...

martedì 11 marzo 2014

Seconda casa

Anche oggi di nuovo qui, al consolato italiano di Nairobi: " lasciate ogni speranza, voi che entrate"! ci sta bene questa frase all'entrata di questo antro purgatoriale... questa volta siamo qui per mia mamma. Poichè non bastavano i problemi che abbiamo, se n'è aggiunto un altro, il passaporto scaduto da cinque mesi di mamma!! Non voglio raccontare quello che ci hanno detto al consolato, dove i cittadini dovrebbero essere trattati con imparzialità, rispetto e uguaglianza... Basta che dica che esistono cittadini di serie A e di serie B: indovinate a quella categoria appartiene mia madre o io stessa?
Pensavamo di non dover andare in Somalia, ma visto il problema di mamma, saremo costretti ad andarci, una volta avuto ( si spera) il visto keniota per Duniya.
Forse è proprio destino che io torni nella mia terra natia: devo rivederla, devo fare i conti con il mio passato, nonostante i pericoli, le difficoltà che ci sono, gli "uomini grigi" ( i barbalunga come nel mio racconto), gli scarafaggi umani e non.
Forse è anche un bene perchè così io e la mia piccola partiremo dallo stesso posto, dalla stessa terra ferita, dallo stesso caldo insopportabile, dallo stesso sole, dallo stesso oceano che bagna spiagge bianche ma impure, la loro bellezza sacrificata ai veleni occidentali, dalla stessa città che ha subito umiliazioni e ferite inguaribili; dallo stesso mondo pieno di contraddizioni, pregiudizi, tradizioni, suoni e musica, parole e storie che non saprò cantarle, che non saprò raccontarle.
E allora dovrò insegnarle un altro mondo fatto di nuovi canti, di nuove storie, di nuove idee e costruire la nostra storia di FAMIGLIA!

giovedì 6 marzo 2014

Pomeriggio

Qui, nel mio angolo, osservo un piccolissimo frammento di vita kenyota.È il momento del rientro, come in ogni parte del mondo, si ritorna a casa dopo una giornata di lavoro, per chi ha lavorato, per altri si continua a cercare qualche guadagno. Il traffico lento aiuta i vari venditori ambulanti nell'ultima occasione di vendere qualche banana, qualche giornale a quell'impiegato che non ha avuto tempo di comprarlo, qualche pezzo di canna da zucchero... Ma pochissimi hanno pietà di questi venditori, miti, umili, discreti e dignitosi,perché non insistono mai. Passano tra le macchine discreti e muti, parlano con i gesti, con gli sguardi.
L'Africa non è per i deboli di cuore come noi, per i sensibili occidentali. Perché a Roma ci facciamo intenerire dai lavavetri, dai "beggars" dell'Est, con la gamba amputata o la stampella? 
Però ho sempre comprato il giornale dai venditori ai semafori, li ritengo utili e comunque lavorano...

Questa settimana siamo usciti ogni giorno. Ormai il consolato  è diventata la nostra meta settimanale. Lunedì è stato alquanto tragico: siamo andati per avere novità, ma il signor "attaché"' all'inizio non ci voleva ricevere... Beh, ho ceduto al nervosismo e alla debolezza e sono scoppiata a piangere. L'impiegata si è commossa ed è andata dal tipaccio che, dopo un quarto d'ora ci ha ricevuto. È un burocrate senza spina dorsale, vile anche perché fa finta di essere solidale e comprensivo, ma non lo è affatto. Anzi, perde tempo, mente,  e non si espone, non  è chiaro. Ripete all'infinito le stesse cose, a voce e per iscritto.
Gli abbiamo chiesto qual è il problema, gli abbiamo dato tutta la nostra  disponibilità per ulteriori chiarimenti. Ma non gli interessa. Quello che disturba ( anche se comprensibile e legittimo)è che ci sentiamo accusati di qualcosa di poco pulito, come se fossimo dei trafficanti di bambini, quando c' è un tribunale che ci ha affidato la bimba! Il problema è proprio questo... Che per loro il tribunale somalo non è credibile, non è affidabile. Questo è davvero triste...
Se l'Italia riconoscesse la kafala, ora saremmo già con nostra figlia; il CAI ci avrebbe rilasciato il visto d'ingresso e saremmo già nello stato di pre adozione...  Se, se, se....

 


sabato 1 marzo 2014

Il mio angolo...

 No, non è il mio angolo di paradiso. Non è un angolo silenzioso, né raccolto, anzi è rumoroso, ma mi piace. È il balcone di servizio della casa che ci ospita, mi piace perche'  è soleggiato il pomeriggio, perché  vedo la vita che scorre veloce nelle camminate spedite dei passanti: giovani, donne e uomini che  camminano perché hanno da fare, vanno o tornano, non si sa. 
Oggi è sabato e, nonostante si lavori, c' e ' comunque meno gente, i matatus ( piccoli bus privati) sono meno affollati. 
Mi piace questo mio angolo,è un rifugio, gli altri mi intravedono ma solo se si fermano a guardare con attenzione perché e' tutto chiuso da blocchetti di cemento che fanno passare l'aria fresca del tardo pomeriggio.

Stamattina Pao e Ismail sono andati a fare unacamminata di un paio d' ore, sono andati via mentre parlavo al telefono con mamma. Dopo un po' mi si è stretta la gola e le lacrime hanno cominciato ad uscire... Non ho resistito, anche adesso ho una gran voglia di piangere! 
Sono stanca di stare qui a non far nulla, a trascinare i giorni come una prigioniera, senza sapere quando finirà questa prigionia.
Non riesco a vedere il futuro, non riesco a vedere come sarà la nostra vita tra un mese. Vedo solo giorni vuoti, un giorno dopo l'altro, uno alla volta, la copia di ognuno, senza miglioramenti o cambiamenti.





 


venerdì 28 febbraio 2014

Countless days

I giorni sono trascorsi lenti, pesanti e monotoni. Dove vuoi andare qui? L'unico luogo dove andare è dalla nostra piccola. Non siamo venuti qui in vacanza ma per uno scopo preciso, ricongiungerci con lei e ci chiediamo come possa essere possibile un'attesa  così lunga soltanto per un visto turistico! Perché alla fine è quello che ci hanno detto di chiedere...

Alcuni giorni sono stati più duri di altri. Un giorno sei piena di speranza e di ottimismo, un altro la disperazione ti aggredisce, si aggrappa alla tua gola e ti manca l'aria. 
Non si può stare, giorno dopo giorno, ad aspettare una risposta che non arriva o che potrebbe essere negativa; chiusi in casa, a guardare fuori la finestra la gente indaffarata a vivere, a mettere insieme il pranzo con la cena!  È annientante e abominevole!

Oggi siamo usciti, poiché il taxi costa caro ed Ismail doveva uscire anche lui, abbiamo preso la stessa auto, ma alla fine siamo rimasti bloccati nel traffico caotico, inquinante, soffocante di questa città. Così tutti i piani di mio fratello sono andati in fumo. Siamo andati al centro commerciale di Junction, Pao ha voluto portarmi dal parrucchiere, la ricrescita del grigio era paurosa!
Sono entrata in questo locale, dove c'erano solo due ragazze keniote, ho chiesto loro che volevo fare la tinta e mi hanno fatta accomodare. Non ho chiesto quant'era, non vedevo nemmeno il listino prezzi, ma, fiduciosa per un prezzo accettabile, mi sono seduta. Una delle due mi ha convinta a fare anche la manicure... Va beh! Pensavo fosse il loro negozio ed ero contenta di contribuire al loro investimento, quando entrano due persone, una bionda di età imprecisa tra i 45/55 anni, l'altra mora e giovane, entrambe piccole e magre. La manicure (Maggie), mi dice che sono le padrone, russe, la grande ha sposato un keniota!!! Peccato, mi sono detta... Sorpresa di trovare delle russe in Africa!
Con Maggie ho chiacchierato un po', quando ha scoperto che ero di origine somala era sorpresa che non fossi coperta con l'hijab o lo chador... Era anche sorpresa che fossi sposata con un bianco, io, una disabile. Mi ha raccontato che  li è molto difficile che un disabile si sposi, o che due di religioni  o tribù diverse  si possano sposare senza problemi. Ha concluso dicendo che questo suo paese doveva ancora lavorare molto per diventare CIVILE! Allora ho cercato di farle capire che anche in paesi cosidetti civili, c'e molto da imparare sul senso civico...
Poi mi ha chiesto se avevo figli.... La mia incertezza è durata mezzo secondo e le ho risposto si, che ho una figlia, di pochi mesi. Mi ha chiesto se quando sara' grande le permetterò di sposarsi con chi vuole, senza badare all'origine o alla religione dell'altra persona... Le ho risposto di si, che non le impedirò di scegliere liberamente.
In quel momento ho capito che Duniya non ce la possono togliere, che lotteremo fino alla fine per ricongiungerci con lei, che non mi devo abbattere, che non siamo più soli, che la nostra vita aspetta di essere completata ed arricchita da lei.

giovedì 20 febbraio 2014

Africa: pensieri sparsi


Discorsi interiori. 
Questa è' la terra materna, dove tutti siamo nati, anche quelli che si ritengono superiori perché' hanno la pelle bianca. Non ha importanza se adesso siamo divisi in paesi, in nazionalità', in etnie. Ciò' che importa e' da dove proviene l'umanità' intera e proveniamo tutti da questo immenso continente defraudato, saccheggiato, criticato, abusato, amato ed odiato: Africa.

Ma io sono parte di questo mondo, la Terra, il mondo è la mia patria. Italia è casa, dove ho gli affetti più cari, il lavoro, gli amici. Tante cose mi legano a quel luogo e, contemporaneamente, mi allontanano: le ingiustizie, la corruzione, l'ipocrisia dei politicanti; la mancanza di rispetto reciproco, di comunità, del senso del dovere... Ieri parlavamo proprio di questo. Come si fa a dire che l'italia è un paese civile se ogni giorno vedi la mancanza di civiltà da tutti, dalla persona che guida davanti a te e getta le cartacce fuori dal finestrino, al politico che si intasca i soldi per il popolo?  Per dirne un paio. Come facciamo ad insegnare la democrazia ad altri paesi, se non la conosciamo nemmeno noi e la confondiamo con l'anarchia?

Siamo in Africa, siamo a Nairobi, una metropoli piena di gente, piena di auto, di benessere, di corruzione (eh si anche qui) ai massimi livelli; un paese in crescita vertiginosa, si costruisce ovunque, ci sono automobili enormi che girano dappertutto, affari che si concludono con gli arabi e gli europei e i cinesi, i nuovi colonizzatori. Un paese che cresce, ma la crescita è per pochi. Gli ultimi sono sempre gli ultimi. E, mentre torni a casa in taxi, lungo le vie vedi tantissime persone che cercano di guadagnare qualche scellino vendendo ciò che possono: anche due banane... E ti si stringe il cuore, rimani ammutolito, paralizzato, di fronte alla immensa dignità di quella giovane donna. E ti accorgi che quella che stai vivendo non è la vera Africa! Ma solo la maschera adatta agli occidentali (ma anche a qualche africano) che preferiscono illudersi, sognare di un inconsistente mal d'Africa, fatto di voluttà e benessere. 

mercoledì 19 febbraio 2014

Kenya: giorni 4/5



Ieri, dopo aver trascorso l'intera giornata a casa, annoiata e pensierosa, mentre Pao lavorava al pc con i suoi progetti grafici, la sera siamo usciti. 
Non prima di aver chiacchierato con Mami al tel e aver sentito i gorgheggi della nostra piccola. Ora comincia ad interagire con gli altri, ride, strilla, comunica insomma! E noi, non possiamo nemmeno vederla in video! È orribile e dilaniante. Siamo più pazienti di Giobbe! 
Ho videochattato anche con le colleghe che erano in riunione e così ho colto tutte, tutte curiose di sapere, di vedere, di capire... Beh, siamo sempre in contatto e le tengo aggiornate quotidianamente.

Allora, ieri sera siamo stati invitati a cena da un amico di famiglia, che parla pochissimo italiano, poco anche l'inglese, quindi io cercavo di comunicare nel mio scarso somalo, ma tanto poi c'era mio fratello poliglotta che intratteneva tutti.
Abbiamo scoperto che anche qui a Nairobi il traffico è micidiale! Un'ora per arrivare al ristorante! A volte siamo stati letteralmente fermi per più di venti minuti! Comunque ce l'abbiamo fatta, siamo arrivati nel ristorante più esclusivo di Nairobi, THE TAMARIND:  luci soffuse, lounge music, valletto che ti accoglie al parcheggio; insomma il luogo dove i pezzi grossi (ministri, deputati, businessmen)  vanno a mangiare. Era vuoto, solo un altro tavolo era occupato. Abbiamo mangiato davvero bene. All'inizio, il maitre ci ha chiesto i nomi e mio fratello glieli ha scritti. Per buona parte della cena ci siamo domandati " perche?", a fine cena abbiamo avuto la gradevole sorpresa di un piatto decorato con una frase scritta al cioccolato, il nostro nome e tre assaggini di dolcetti! La mia frase era " joy is the net of love by which you catch souls " , bella eh?

Invece quella di Paolo eccola qui ( a proposito lui ha preso un leggero tiramisu!) la sua recita:
" a smile is a cure that sets everithing straights"!
 
Oggi invece, per non stare chiusi in casa e in una bellissima giornata di sole, abbiamo chiamato il taxi e siamo andati, dietro suo consiglio, al Market Village, uno shopping center all'aperto, simile a Castel Romano o Valmontone, ma molto più piccolo. Ho visto diversi genitori bianchi con bimbetti africani adottati. Che belli, tutti piccoli, di quasi due anni o poco meno. 
Mi sono anche accorta che, soprattutto le donne, le ragazze, mi/ci guardavano con curiosità e poca simpatia. Chissà cosa gli passava per la mente? Certo, come in Italia, anche qui una coppia mista è considerata con curioso fastidio... Mi dispiace per loro, ma noi stiamo davvero bene insieme e non è il colore della pelle o l'origine a caratterizzarci!

Ecco una foto, insolito incontro! All'interno del centro c'erano molte statue fatte con elementi riciclati, se avrò occasione, la prossima volta ne farò altre di foto. Lo so, non siamo in vacanza, siamo qui per una missione molto importante! Ma non possiamo stare chiusi in casa in attesa di evoluzioni, c' è da impazzire! 

Comunque buona giornata di attesa, ho camminato molto, abbiamo mangiato qualcosa al " Taste of Africa", riso con vegetali ( fagiolini, carote, verza e spinaci). A me è piaciuto molto!
Ed ora eccoci a casa: ho lavato un po' di panni, e cucinato qualcosa per la sera!

martedì 18 febbraio 2014

Kenya: giorno 3



Oggi primo giorno di sole, senza pioggia! Come si può capire dalla foto...?

Siamo arrivati sabato sera, 15 Febbraio, dopo un viaggio lungo circa 12 ore, via Zurigo. Un viaggio tranquillo, non ho sofferto la pressione alle orecchie, ne' durante i decolli, ne' negli atterraggi. Sull'aereo da Zurigo a Nairobi, pensavamo di fare il pieno di passeggeri africani, invece era pieno di europei e qualche americano, noi neri eravamo in minoranza.

Dopo essere arrivati al ritiro bagagli, essere passati per il controllo passaporti e aver pagato per il visto, siamo usciti e... Con tutti i visi neri che aspettavano i passeggeri, non riuscivo ad intravedere mio fratello! Di solito c'è sempre il bianco che predomina... Ci ha accolti un acquazzone tremendo e, il tempo di arrivate al parcheggio, eravamo tutti zuppi!
 
Dopo decenni trascorsi in Occidente, sono nella culla materna, ma non mi godo nulla. Siamo qui per ricongiungerci con la nostra piccola, ma ci dividono ancora carte, burocrati e due paesi (Somalia e Kenya) che si odiano! Speravamo almeno, in attesa del visto per l'Italia, di ottenere al piu presto il visto per il Kenya e di stare insieme, di conoscerci, di annusarci, di guardarci e "chiacchierare"; imparare suoni ed espressioni che poi diventano il linguaggio familiare; gesti ed abitudini che lasciano segni indelebili, impresse nella memoria umana dei genitori e dei figli.
Quanto dovremo ancora aspettare?

Come possiamo goderci questa metropoli africana, con le sue improvvise piogge, il verde intenso delle piante, il rosso acceso delle buganville, il traffico senza sosta di auto, matamu, persone indaffarate a guadagnarsi da vivere dignitosamente, ibis che querulano sui tetti...

sabato 1 febbraio 2014

Fuggire e sperare di tornare




Guardando le immagini di bambini d'Africa, immagini di persone che fuggono dalla guerra civile ( Sud Sudan, Repubblica centrafricana, Congo e chi più ne ha più ne metta), mi è venuta di getto questa poesia. Come si sentono talune persone nel fuggire dalla loro casa, nel lasciare affetti e oggetti quotidiani, in cerca di un posto dove trovare rifugio, ma pensando sempre alla loro terra.


 AFRICA

Africa, Africa
Madre, Terra
Mia culla,
Mio seno
Mio nutrimento
Mio equilibrio
Mia disperazione
Mia gioia e mio dolore
Senza riposo
Senza pace
Conosci la folla
Ami la solitudine
Vestita di silenzi
Lasci i tuoi figli
Vagare nei deserti
Perdersi nelle savane
Fuggire da te
Ma desiderare solo te

venerdì 31 gennaio 2014

An-negare nel silenzio

Mai come oggi il tempo meteorologico ricalca la mia anima: la pioggia che cade ininterrottamente da ieri, sono le lacrime che vorrei piangere e che non riesco a tirare fuori dagli occhi. Ma la mia anima è invasa da queste silenziose lacrime, il mio cuore è fermo, immobile in un urlo silenzioso che solo io sento.

Ogni volta che pensi di aver fatto un passo avanti, ti trovi bloccato in un immobilismo devastante.

Alla fine di tutto, viene fuori che non è più una adozione internazionale ma un affidamento, il cosidetto "Istituto della kafalah", che l'Italia ancora non riconosce pur essendo stata  richiamata dall'Unione Europea a ratificare e a rendere legge tale istituto. Solo recentemente la Cassazione ha deliberato che non si può vietare a cittadini italiani di chiedere il visto per ricongiungimento familiare con un minore affidatogli con la kafalah: il problema è che non sono stati informati bene i vari uffici consolari italiani!!!
Ora, la nostra bimba ha bisogno di noi e partiremo di sicuro, per stare con lei, per dirle che ci siamo e che l'amiamo. Ma non sappiamo come fare per poterla far venire qui, a casa sua, tra le sue cose, il suo lettino, i suoi due pupazzetti, la copertina che le hanno regalato...
Sono molto triste e MOLTO ARRABBIATA!

sabato 4 gennaio 2014

Diario di Dunya

Sono nata da quasi due mesi e mezzo.
 I miei genitori mi aspettano in Italia, a Roma. Per ora sono amata e curata dalla mia dolce nonnina. Mi chiama con nomignoli diversi, soprattutto " Pucci, pucci". Mi parla in continuazione e qualche volta mi rimprovera, soprattutto quando mi infilo il pollice in bocca, mi piace tanto succhiarmi il pollice, mettermi la manina in bocca. Lo so, sbavo dappertutto, ma il ciuccio non mi piace più, ogni volta che nonna me lo mette in bocca, io lo sputo!
Si lamenta anche perchè i vestitini non mi entrano più, ma come, invece di essere contenta che cresco bene! Si è dimenticata che i neonati crescono in fretta e cambiano?
Nonna dice che sono una bella bimba, che sono forte e sana. Mi protegge da tutto e tutti, non vuole mai lasciarmi sola. Lo so che mi vuol bene e che le piace stare con me.
Sono curiosa di vedere la mia mamma e il mio papà, ma chissà quanto tempo passerà!

giovedì 2 gennaio 2014

2 gennaio 2014

Eccoci qui, un altro anno è    iniziato... Siamo sempre in attesa di risposte, ora la tipa dell'Arai con la quale eravamo in contatto è in ferie e torna martedi! Che p...e! Io dovrò tornare al lavoro quando avevo salutato tutti sperando di risolvere tutto in queste settimane. Va beh, non m'importa di tornare a scuola, ciò che conta è che si sappia qualcosa di sicuro.
Intanto in Somalia loro stanno bene, ma oggi c' è stato un altro ennesimo attentato vicino all'aeroporto... Questa barbarie non finirà mai!