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giovedì 30 novembre 2006

Francois Cheng: sull’Amore

 

“…. Il nostro scopo non dovrebbe essere quello di attingere all’altro fino ad esaurirlo, seguendo l’impeto passionale”

 “…Il vero incontro è (secondo il TAO) quello animato dal soffio, che ci porta al di là di noi stessi, nel luogo dove l’altro può raggiungerci. E’ un luogo di interazione, detto VUOTO INTERMEDIO, che raggiungiamo con l’ASCOLTO, L’ATTESA, LA CONDIVISIONE"…

 

Lacan: sull’Amore

 

“… L’amore è un grande… malinteso e l’incontro è impossibile dato che l’uomo non conosce ciò che sente l’altro, non avendone esperienza. L’ALTRO è (insomma) INATTINGIBILE”.

 

Non so, ma credo di un trovarmi nel vuoto intermedio da una vita o forse non sono mai riuscita ad ascoltare veramente né a condividere…

 

Ma la speranza….

martedì 28 novembre 2006

Una carezza,

un gesto dolce,

uno sguardo avvolgente,

un abbraccio coinvolgente

ed assoluto,

lungo,

caldo,

interminabile…

 

una gentilezza,

un complimento,

un bacio

due baci

tre baci

quattro baci

un’infinità di baci

soavi, lenti, dolci,

gustosi

interminabili…

 

e… di molto più

in questo momento,

in questi giorni,

in questa vita,

HO BISOGNO!

Interminabilmente…

mercoledì 22 novembre 2006

DIVERSITA'/DIFFERENZE

Non so come né perché ma, stamattina, mentre rifacevo il letto, mi è venuto alla mente che, nonostante viva qui da un’eternità, in fondo la mia “diversità” è percepita spesso in modo negativo, con diffidenza.

 La cosa tragica è che ciò avviene in particolare con le persone con le quali lavoro da anni!

Posso capire gli estranei, quelli che come primo impatto “vedono” la mia esteriorità e mi catalogano come “straniera”, forestiera.

Fortunatamente, dagli amici, da chi impara a conoscere le sfaccettature del mio carattere, della mia personalità, la mia diversità è considerata una ricchezza e un elemento fondante di ciò che SONO, o “appaio”. Con tutti gli annessi e connessi che mi hanno formato.

Così è successo che in tutti questi anni, lentamente ma costantemente, ho “ucciso” tutte quelle cose che arricchivano la mia personalità, tutte quelle cose che davano “luce” a ciò che facevo, alle mie parole, ai miei pensieri, alle mie creazioni. In parole povere mi sono OMOLOGATA! BLEAH!

Ho forse le ho semplicemente “ibernate”: esse si liberano solo con gli altri, con coloro che incontro al di fuori della mia vita lavorativa, con quelli che sono i miei amici da sempre, con chi è attento e sensibile alle ricchezze che ognuno di noi porta dentro.

 

 

(mentre ascolto John Legend “save room”)

 

sabato 18 novembre 2006

"U don't know, somebody is aching, holding all in; somebody won't let go, all his heart..."

Non mi soffermo a pensare in modo attento e profondo. Non sono il tipo che osserva i propri pensieri con minuzia, che li analizza e li seziona. Li affronto come un dato di fatto ( dovrei dire di “pensiero” e punto.), li guardo come si guarda un panorama, senza fermarmi sul particolare, né facendo lo zoom per carpirne ogni aspetto. No, non sono fatta così. Spesso le cose le prendo come vengono, contenta di esse se sono piacevoli, triste se sono spiacevoli.

Ma, a volte, capita che certe cose ci colpiscano più di altre e allora iniziano a passare e ripassare nella mente. Quando meno ce le aspettiamo ecco che fanno un balzo e si ripresentano, come a dirci: “Ehi, ma ci sei? Mi vedi? Mi capisci?” e non si sa cosa fare se non rifletterci un po’ di più, con maggiore attenzione… anche se spesso non è che si arrivi a capo di nulla.

Questo è quello che mi è capitato nei giorni appena trascorsi. Tutto è nato da un sms che ho inviato e nel quale domandavo ad una persona “dove avesse il cuore”, “altrove” come dal titolo di un libro? Perché il mio è come in letargo, ogni tanto dà qualche sussulto, ma è come sospeso. Dopo qualche botta e risposta la domanda “di chi sei innamorata?” mi ha colpito come una martellata. Innamorata, io? Come, quando e perché? Come si fa ad innamorarsi se si tiene il cuore chiuso, se si è diffidenti e cauti e impauriti? Se si sa che non c’è nessuna speranza, se non si riesce nemmeno a costruire un’amicizia come si deve, se si vive tutto come un “mordi e fuggi”? se ogni volta che si è aperto e lasciato andare il cuore, si è ricevuto un colpo secco?

Nonostante ciò non posso credere che non esistano persone leali, sincere, generose e aperte. Persone che non si fermano all’apparenza, che vanno oltre le differenze, che sono forti e non hanno paura di affrontare il nuovo…

Riguardo invece alla persona dei messaggi, che ama lasciare in sospeso domande e risposte, credo che veda lontano ma non abbastanza.

giovedì 9 novembre 2006

                               SOGNO INASCOLTATO

 

 

S’inizia così? Partendo da un titolo, da una prima pagina, un nome fittizio o pseudo fittizio, sunto di tante persone, nomignoli o “co-gnomignoli” che sono nati da vari momenti vissuti e da vari storpiamenti del mio nome e cognome che mi perseguiteranno per anni a venire.

Stanotte ho fatto l’ennesimo sogno di “movimento”. Nei miei sogni, o parte di quelli che riesco a ricordare, sono sempre in movimento: con la macchina soprattutto e poche volte col treno, raramente con l’aereo o la bici. Forse perché questi ultimi tre non sono mezzi che uso quotidianamente, mentre la macchina si.

Questo sogno mi ha sconvolto moltissimo e appena svegliata ho cercato di ripercorrerlo con la mente. Stavo andando con l’auto verso i Castelli Romani (forse ad Ariccia) e mentre percorro un tunnel con l’uscita davanti a me, mi accorgo che la strada presenta un buco lungo la carreggiata e sotto si vede il vuoto. Allora mi sposto verso il margine destro della strada ma, all’improvviso mi fermo perché all’altezza dell’uscita del tunnel la strada è… scomparsa! C’è il vuoto, il nulla! Entro nel panico, ma cosa posso fare? Intanto che cerco di risolvere il mio problema e tornare indietro, vedo però che qualcuno seguita a guidare nonostante il vuoto e “passano dall’altra parte”. Io decido di tornare indietro ma l’unico modo, poiché non posso guidare contromano, è trovare una scorciatoia: abbandono la macchina e mi avvio per una stradina stretta in discesa, fatta di scalette. Non ho altra scelta, anche se non posso camminare fino a casa, scelgo quella stradina e scelgo di tornare a piedi, piano piano…

Ripensando al sogno, mi ha colpito come un pugno il fatto che forse è legato tutto alla ricerca di qualcosa e che forse è meglio tornare indietro, è meglio non guardare troppo lontano ma contentarsi di ciò che si ha. O forse, semplicemente, dovrei guardare da un’altra parte…

È strano fare tanti sogni in cui viaggio sempre, in cui mi muovo continuamente da un luogo all’altro… è strano quando poi penso al fatto che sono anni che sono ferma nello stesso posto, che sento questo desiderio di partire, di cambiare la mia vita, di darle un vero scossone in un altro luogo, ma rimango irrimediabilmente, inevitabilmente sempre qui. Stesso mondo, stesse facce, stessi discorsi, stessi problemi. È terribile! Come si fa a crescere, a migliorare se si è sempre nello stesso posto, con le stesse persone?

Intanto i sogni cercano di mandarci messaggi che non riusciamo a codificare, ad interpretare, presi come siamo dalla vita, dalle sue vicissitudini e dai suoi mille impegni. Così, se qualche volta la notte ci permette di sognare, di guardare dentro di noi attraverso i sogni, noi ci giriamo dall’altra parte, risvegliandoci e, per un nanosecondo, ricordando vagamente quel sogno per poi infilarlo nel cassetto dei “sogni inascoltati”.

                                                  (scritto un mese fa circa)

 

mercoledì 8 novembre 2006

Un gesto

Un gesto può cambiare il corso di una giornata? Forse si, certo non il corso della propria vita, ma sicuramente può lasciare un segno nell’anima a seconda che esso è stato buono o cattivo.

 

C’è gente che in questi giorni va in giro per le strade del mondo a distribuire ABBRACCI GRATIS ( ma perché di solito si pagano?), FREE HUGS. Credo che sia una cosa bellissima, forse piccola, minuscola, ma in ogni caso bellissima, straordinaria. Soprattutto se si pensa che in alcuni paesi è proibito toccarsi in pubblico, un semplice bacio o carezza o stringersi di mani è considerato illegale! Se poi si pensa che in altri paesi ci si bacia ( si pomicia) in pubblico, si fa “petting” sulle panchine dei parchi pubblici, ci si accarezza, ci si coccola, si ride, si scherza… che contraddizione questo mondo!

Dove tutto è permesso e dove è proibito il semplice passeggiare sola per una donna o andare a fare la spesa senza un uomo che l’accompagni!     

 

Ad ogni modo penso, credo che i gesti siano importanti, che un abbraccio o una carezza siano fondamentali.

Venerdì scorso ero dalla mia cara amica B. Non riusciamo mai a vederci e in questo periodo così triste per lei è stato importante rivederla e stare insieme per un paio di ore. E’ stato meraviglioso sentire la sua testa sulla mia spalla, abbracciarla e farle capire quanto le voglio bene e quanto le sono vicina anche se viviamo così lontano. Quindi attraverso le mie parole MANDO UNA DOLCE CAREZZA A TUTTI QUELLI CHE PASSANO DI QUI, A TUTTI QUELLI CHE INCONTRO SULLA VIA PER ANDARE AL LAVORO, A TUTTI QUELLI CHE NE HANNO BISOGNO: IO PER PRIMA!

lunedì 6 novembre 2006

Domani è un altro giorno!

Strano... mi sono svegliata abbastanza presto e  bene, quasi riposata. Ho iniziato a fare un pò di stretching, a sgranchire le povere ossa scricchiolanti, a riattivare i muscoli, ad accellerare la circolazione sanguigna... Sembrava tutto a posto: colazione veloce ma rilassata, poi fuori, prendi la macchina, passa al bancomat, ritira qualcosa per la settimana, vai a fare benzina e poi... di corsa al lavoro! Tutto bene? Noo... mi assale un pò di nervosismo e all'improvviso mi sento la testa pesante, gli occhi che bruciano. Faccio finta di niente, la mia collega mi accoglie sorridente " già qui? così presto?" (del resto oggi dovevo entrare più tardi, come ogni lunedì), butto lì una scusa e parliamo del più e del meno un momento, intanto i bimbi mi salutano festosi e io ricambio felice di rivederli tutti, così sorridenti e vogliosi di raccontare i loro giorni passati in famiglia, chi ad annoiarsi, chi in viaggio o in relax.


Ma la sensazione di pesantezza, di malessere non passa. A pranzo mi sforzo di mangiare tutto, sollecito i bambini a fare lo stesso ma senza obbligarli ( che brutto essere costretti a mangiare... e ogni tanto ripenso a quella "suora" che mi infilava tutto a forza in bocca e io rimanevo ore con il boccone senza inghiottirlo... per poi sputarlo di nascosto in bagno... I DANNI CHE MI HANNO FATTO!), dicendo che la giornata è bella abbastanza per uscire un pò in giardino a giocare, a "ricrearsi" e che se facciamo presto avremo il giardino tutto per noi, perchè le altre classi devono ancora mangiare!


Spero di sentirmi meglio dopo, ma mi diventa difficile anche lavorare, spiegare, seguire... cerco di non perdere la concentrazione, di mantenermi tranquilla, del resto è solo un pò di "freddo" che ho preso.


Ma non ce la faccio e dopo il lavoro, torno a casa, non vado neanche al corso nè alla lezione di yoga... lo so che mi farebbe bene, ma mi sento a pezzi e con la testa pesante e dolorante... ed eccomi a raccontare di una giornata che poteva essere bella, ricca, costruttiva, ma sta terminando nel nulla... Ed è solo l'inizio della settimana... MA DOMANI E' UN ALTRO GIORNO!

domenica 5 novembre 2006

Ieri... dalla finestra

Guardo in su


e lei è là


luminosa come non mai


in un cielo terso


e rosato.



Stringo gli occhi


e la vedo più chiaramente:


con i suoi solchi e i suoi crateri.



Chiudo le tende


ma lei è sempre là


si staglia


con il suo disco lucente


nella sera che arriva


ombreggiante


finchè la sua tonda forma


rischiara il nero della notte


sempre più avvolgente.

mercoledì 1 novembre 2006

2/11/1981

La gioventù


mia amica


eternamente lontana


gira per le strade


ridendo e gridando,


quasi deridendomi.




Io


sola,


con i miei libri,


i miei "poeti maledetti",


il dolore,


la malinconia


 di questo novembre,


giunto con la pioggia.





I morti,


sempre vicini a noi,


ma così lontanamente


distanti,


vivi,


in un mondo


invidiato dal nostro.