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martedì 6 maggio 2014

Alle volte...

Alle volte sei così concentrata sulla tua involontaria prigionia, 
sulla tua paralizzante immobilità, 
sul vuoto che ti riempie la testa e le giornate 
che dimentichi la meravigliosa bellezza dei tuoi due mondi accanto: 
le risate improvvise che nascono dal nulla di un gesto, 
le smorfie di scoperta e di sorpresa che le disegnano il viso,
 la risata discreta del suo papà 
e lo tsunami emotivo che non mostra" 

Il diario di Duniya 2

" Ho come le sensazione che questa situazione non è la nostra normalità. Forse mi sbaglio, ma i miei genitori a volte sono tesi, nervosi, come se questo non fosse il nostro mondo. Ma io mi sento tranquilla quando li ho intorno, invece se non li vedo mi agito e, non so perché, ma mi viene da piangere... Appena ci provo, però, sento la voce di mamma o di papà, e uno di loro si presenta al mio cospetto! Accidenti, come sono pronti! 
Mi sento bene con loro, mi diverto, gioco, faccio la regina tra le braccia di papà, mi sento altissima e posso vedere tutto a 360 gradi (!!! Wow, come sono intelligente, mi sa che sono anche portata per le materie scientifiche!)!
Mi piace tantissimo anche stare in braccio a mamma, andiamo sulla sua bat-carrozzina e voliamo per il corridoio di casa, facciamo le curve velocissime e io non ho nemmeno paura, tanto mamma mi tiene stretta stretta tra le sue braccia!
Amo fare il bagnetto, ogni tanto mamma si ricorda di darmi un giochetto e adoro giocare nell'acqua! Ma dura sempre troppo poco, uffa!
Oggi mamma mi ha dato il passato di verdura, che buono! Anche se vado matta per il latte, mangio con gusto tutto quello che mi dà, sono una mangiona e si vede, ho dei bei rotolini e due belle guanciotte!
Sono una bimba serena, rido e gioco, dormo abbastanza la notte e mi piace guardare il canale baby tv. È stato papà il primo a mettermi davanti alla tv, mamamma non è molto contenta che la guardo anche se amo i colori, la musica e le canzoncine. A volte mamma me le canta mentre mi cambia e io rido contenta! 
Mi piace moltissimo mettermi tutto in bocca e succhiare la stoffa, ma mamma e papà mi tolgono tutto dalla bocca! Chissà perché?"

CONTINUA...

lunedì 5 maggio 2014

Immobile

È tutto fermo, non si muove nulla. È una situazione alienante, non ce la faccio più. Un' altra settimana  è iniziata, ma dubito che si arrivi ad una conclusione.
Intanto il clima qui a Nairobi è tesissimo, ieri ci sono stati due esplosioni, morti e tantissimi feriti; sabato era stato il turno di Mombasa. I turisti stanno abbandonando la città, ma noi, che non siamo turisti? Dobbiamo rimanere bloccati qui?
  
Mi dispiace essere così bloccata in questo pensiero fisso nel desiderio, ora che Duni è con noi, di poter essere a casa nostra.
Non riesco a pensare ad altro. Chiusi come siamo sempre in casa. Non abbiamo contatti col mondo esterno, non conosciamo nessuno, non frequentiamo nessuno. Siamo sempre e solo noi. 
Non riesco nemmeno a raccontare di noi, dei progressi della piccola, delle sue risate improvvise per un gesto ed un suono che faccio; del suo sgranare gli occhi quando le canto una melodia dal canale baby tv di cui è appassionata; dei miei dubbi se sia bene o male farle vedere la tv a soli sei mesi; se sia un bene o un male sentir parlare lingue diverse; delle mie  difficoltà fisiche per occuparmi di lei( ad esempio un giorno che eravamo al mall e dovevamo cambiarla, al bagno degli uomini non c'era l'angolo per il cambio pannolini, quindi siamo dovuti entrare entrambi, mio marito ed io, in quello delle donne per poterla cambiare...): il fatto che non posso prenderla in braccio se sto in piedi, il fatto che per farle il bagno ho bisogno dell'aiuto di mio marito e... Tante altre cose che mi spaventano se ci penso e che questa situazione di stallo mi aiuta a tenere da parte. Ma guarda un  po', ho trovato una cosa positiva in questa nostra assurda situazione!

venerdì 2 maggio 2014

Pensieri sparsi 2: tradizioni e idee divergenti

Tempo fa ho letto che i somali sono una delle etnie in via di estinzione. Era un articolo sul National Geographic di alcuni anni fa.
Quella volta mi stupii molto, ma, a pensarci bene, era il periodo della guerra civile e forse non c'era da sorprendersi: i somali scappavano a frotte dalla Somalia, in cerca di asilo politico, verso varie parti del mondo.
Ora mi rendo conto che non era del tutto errato quell'articolo, se non altro in riferimento alla perdita della vera Somalia, ora terra frammentata in tanti piccoli stati indipendenti, in lotta tra loro per ricevere soldi ed aiuti dai vari governi occidentali e dalle ONG, per primeggiare nello sviluppo del proprio territorio.
Siamo un popolo in estinzione anche e soprattutto perche abbiamo perso la nostra cultura, le nostre usanze ( forse alcune è un bene), in favore di un'assimilazione integralista del credo islamico.
Come ho scritto in un racconto abbiamo perso i nostri colori vivaci legati al tipico costume somalo, alle nostre fute, ai nostri garbasar, sostituendoli con il grigio, il nero della divisa islamica che usano ora le donne.
Qui a Nairobi le donne somalo-keniote indossano con leggerezza quel vestito, con una naturalezza che    
però stento a vedere in Somalia. In Somalia mi dà la sensazione di obbligo, di costrizione; mentre qui no. Queste donne, queste ragazze sono di un'eleganza unica, le vedi camminare con un portamento regale, fiere, con i tacchi che spuntano da quel nero. 
Per me che ho solo e sempre indossato i nostri "Dirac" come abito da casa in estate e mai indossato il garbasar, i tre giorni passati a Mogadiscio sono stati una bella prova. Non mi è dispiaciuto indossare il nostro costume tipico insieme al foulard in testa, ma è stata una fatica perché mi rendeva i movimenti pesanti ed era una costrizione con le stampelle. Lo scialle mi cadeva da una parte all'altra e stavo sempre a rimetterlo a posto, non sia mai si vedeva un pezzetto di pelle in più! Il foulard, con quel caldo torrido, mi faceva sudare come se indossassi una coperta di lana. Poi, in casa, dove potevo essere libera di non indossare tali veli, invece era un continuo mettere e levare ogni volta che arrivava un uomo che non fosse mio fratello! Una vera tortura! Ma mi sono rifiutata categoricamente di farmi comprare il velo che indossano tutte! Anche se mia madre avrebbe voluto e avrebbe desiderato che lo portassi con me qui a Nairobi! Succube anche lei di questo imperialismo maschilista-islamista.
Ricordo quando invece si era libere di indossare solo il nostro foulard alla presenza degli uomini: la meravigliosa modestia colorata della nostra giovinezza ( per me adolescenza)!