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martedì 20 agosto 2013

Dieci giorni e poi...

Ecco, l'estate è quasi al termine, mancano solo poco più di dieci giorni per tornare alla routine lavorativa. E' stata un'estate alquanto strana per noi, sembrava dovessimo partire per l'Africa: l'ansia era sempre in agguato, compagna discreta ma sempre lì, che passeggiava accanto a me; le notti insonni a pensare a come sarebbe stato tornare da dove ero partita più di quarant' anni fa, a come sarebbe stato l'incontro con "Obiem", il nostro abbinamento; ritrovare mia madre in quella terra alla quale lei è sempre più legata ed io sempre più lontana; contattare persone al Cai, all' Arai, chiedere informazioni, prepararsi in tutti modi possibili; pensare anche alle vaccinazioni, quando andiamo? Quali dobbiamo fare? Chiedere ai miei fratelli contatti, certezze; a mamma informazioni sugli orfanotrofi.... Ed aspettare, aspettare che qualcuno ci dica qualcosa; aspettare e vedere che ogni mattone di speranza costruito giorno dopo giorno, vacillava sempre più, per poi cadere. Uno dopo l'altro. E stiamo ancora qui, ad aspettare cosa non sappiamo. Intanto a casa, stiamo pitturando e sistemando, il salotto fatto, ora la cucina quasi al termine, rimane la cameretta: ha senso farla? Beh, la sistemiamo e poi si vedrà.
L'estate sta al termine e noi non abbiamo ancora iniziato la nostra vita di genitori: abbiamo documenti che accertano la nostra idoneità, la nostra capacità genitoriale; documenti che dicono chiaro e tondo che possiamo crescere un figlio, ma questo figlio ancora non c'è. Forse sono stata troppo speranzosa, mi vedevo già con un pargolo da curare, da vezzeggiare, da guidare, da nutrire, da... Mi vedevo a casa con lui/lei e non al lavoro e non mi interessavano più le beghe lavorative, i problemi di mancanza di docenti, il cambio di dirigenza ecc... E tra poco ne sarò risucchiata!