Finalmente un momento tutto per me... queste ultime giornate sono state particolari. Vivo con la perenne ansia di rendere questo soggiorno italiano sereno e piacevole per mia nipote. Ma mi sono accorta che è una pigrona e, come tutti gli adoloscenti vive perennemente chiusa in camera davanti al pc...
I primi giorni era ancora sconvolta dal jet-lag e quindi dormiva in orari diversi dai nostri; ora, è tornata alla normalità, ma comunque dorme moltissimo! Inoltre ama molto mangiare e, anche se mio fratello si è raccomandato di stare attenti che segua una dieta equilibrata, è quasi impossibile e anche triste costringerla a mangiare poco. Con tutto il ben di Dio che c'è qui da noi in Italia, come facciamo a dirle no? E poi, lei stessa ha detto che, in vista del ritorno a casa e dell'inizio dell'università quando non sa come mangerà e se mangerà in modo adeguato, vuole mangiare tutto quello che le piace! A questo punto mi sono arresa... voglio solo che stia bene e si goda la sua vacanza.
Ieri siamo andati in giro per Roma; era la festa di San Pietro e Paolo, patroni di Roma, quindi la città era in balia dei turisti e basta. I Romani erano scappati al mare. Siamo andati a visitare la cripta dei cappuccini che si trova sotto la chiesa dell'Immacolata. Sarò passata per quella chiesa milioni di volte e non sapevo che ci fosse una cripta dove i frati cappuccini hanno creato opere d'arte con le ossa di frati morti nel corso dei secoli ( www.cappucciniviaveneto.it). E' un luogo lugubre ma allo stesso tempo sorprendente per il modo in cui hanno creato immagini religiose con le ossa dei cappuccini defunti ( la guarigione di Lazzaro, gli strumenti della passione di Cristo e così via). Il messaggio è quello della brevità della vita terrena e della poca importanza del corpo e dell'eternità che attende l'anima del credente.
Il luogo era pieno di turisti stranieri ed ho notato che, sebbene ci fosse una signora ad accogliere all'entrata che parlava un buon inglese, le cripte erano spiegate attraverso piccoli quadri solo in italiano. Un peccato davvero!
Dopo questa visita, abbiamo portato mia nipote a San Pietro in Vincoli, a vedere la magnifica opera del Mosè di Michelangelo.
Roma è piena di meraviglie e non si finisce mai di scoprirne di nuove!
La giornata si è poi conclusa a casa dei miei suoceri dove abbiamo pranzato e trascorso il resto del pomeriggio sul terrazzo a chiacchierare, in cerca di un poco di fresco.
In questi giorni ho avuto anche modo di riflettere un poco sull'ultimo incontro al GIL e sulla questione dell'adozione. E' vero che tutta la pratica burocratica mi spaventa e a volte sento la voglia di lasciar perdere. Ma ho anche capito, una volta finito gli incontri, che ho voltato pagina e che ho realizzato pienamente che io e Pao siamo completi. Siamo una coppia senza figli e ormai ho il cuore in pace: è un dato di fatto. Non devo più arrovellarmi a tentare altre vie, trovare giustificazioni per gli altri che ancora insistono con cure miracolose, vie sicure alla procreazione assistita e chi più ne ha più ne metta. Basta! Ora seguiamo questa strada e vediamo dove ci porterà.
Donna nera, moglie, insegnante, (dis)ABILE e attempata NEO-mamma; black woman, wife, teacher, (dis)ABLE and almost middle-aged, new-mommy. La mia vita, le mie riflessioni; my life and my thoughts.
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giovedì 30 giugno 2011
Momento di riflessione
lunedì 27 giugno 2011
Quotidianità
Questi ultimi giorni sono stati alquanto impegnati e questo è solo l'inizio! Nonostante io sia in ferie ( eh già, i fatidici 3 mesi di vacanza di cui tutti parlano quando sanno che sono un'insegnante e per di più delle elementari!!) o meglio, "A DISPOSIZIONE", fino a metà luglio, quando inizieranno le vere ferie; abbiamo un gran da fare in casa e fuori casa. Innanzitutto devo intrattenere la mia nipotina e all'inizio è stato un po' faticoso... riprendere una quotidianità sconosciuta ad entrambe non è stato facile. Lei vive negli Stati Uniti, parla solo inglese e ha abitudini diverse e in più, erano quattro anni che non ci vedevamo! Ma è bello averla qui e so che pian piano, riprenderemo il nostro legame che si interrompe ogni volta che riparte. Oggi va già un po' meglio, è più sciolta, si sente a casa propria e cerca di fare da sola tutto, anche se non sa come funzionano le cose.
Ieri è venuto mio padre, suo nonno, quindi siamo stati a casa e abbiamo mangiato, chiacchierato del più e del meno in tre lingue diverse e cercato di essere affabili e pazienti tra di noi. Ormai ho capito che devo mantenere una facciata di "disponibile affabile ipocrisia", una cosa che ho sempre odiato fin da ragazzina e che mi mandava in bestia. Si vede che sono cresciuta; ho sempre pensato che è proprio brutto CRESCERE se si deve sottostare a tali compromessi!
Sabato abbiamo avuto l'ultimo incontro con il GIL; è stato molto emozionante e quasi quasi, mi dispiaceva terminare questi incontri... L'assistente sociale, prima di concludere, ci ha chiesto come immaginavamo questo/a bambino/a.... un brivido mi è salito lungo la schiena. E ora cosa dico? Quali parole uso? Per fortuna non ho dovuto iniziare io a parlare e così ho avuto modo di riflettere. In fondo, non avevo un' immagine nella mia testa, non vedo questo bambino o questa bambina. Vedo solo questo lungo e faticoso percorso; questa altissima montagna da scalare e non so se riusciremo a vederne la cima; ho detto questo e aggiunto che l'unica cosa che vorrei, se avremo l'idoneità e qualora ci sarà una creatura da accogliere, di qualsiasi età, di potergli dare SICUREZZA, quella che io non ho mai avuto da bambina. La sicurezza che solo un padre ed una madre ti possono trasmettere che trasforma in adulti equilibrati e sicuri di se stessi.
Con alcuni delle altre coppie ci siamo scambiati i numeri di telefono e proprio poco fa mi è arrivato un messaggio per incontrarci per una pizza... vedremo. Però abbiamo messo così tanto di noi stessi in questi incontri, ci siamo così aperti e abbiamo condiviso così tanto che forse un legame lo abbiamo lasciato, chissà!
venerdì 24 giugno 2011
.................
Sono in vacanza: oggi primo giorno ma non riesco ancora a realizzare questo stato di cose. Non mi sto lamentando, per carità, ma ho davvero tante cose da fare e da sistemare e non credo di riuscire a farle perchè c'è sempre qualcos'altro da fare!
Prima di tutto, da ieri ho la mia prima nipote di 17 anni, ospite da noi per un mese! Sono contenta di averla qui con me, ma allo stesso tempo sono incerta, guardinga perchè non ha un carattere facile. Anche se è cresciuta, anche se sono passati 4 anni dall'ultima sua visita qui e ricordo chiaramente che non fu affatto facile gestire la nostra relazione. Mi ricordo che fu gelosissima di me e di Pao e ho paura che mi combini qualche altro scherzo... E così sono guardinga e attenta a qualsiasi parola ed azione...
Oltre a questo, sono stata costretta a chiamare mio padre, suo nonno, per dirle che lei è arrivata. Questo vuol dire che ho ripreso i contatti con lui e quindi ora dovrò di nuovo rivederlo, risentirlo ecc...
Ok, forse è giunto il momento dell'ennesimo PERDONO... ma chi PERDONA CHI E COSA?
mercoledì 22 giugno 2011
Brave and Victory
Oggi, nuova situazione particolare. Solitamente all'entrata del supermercato c'è sempre qualcuno che vende qualcosa, che chiede i centesimi del carrello ecc... Oggi, c'era una signora nigeriana con due bimbi piccoli: un maschietto sul passeggino di circa due anni che si lamentava perchè voleva scendere ed una neonata di pochissimi mesi in braccio.
BRAVE e VICTORY appunto ( Coraggio e Vittoria), due bellissimi bambini. Ero con mia madre e ci siamo commosse; alla fine siamo uscite dal supermercato con un po' di spesa per loro (latte in polvere, biscotti plasmon..) e il cuore tra il leggero e il pesante...
Ho solo pensato che in fondo, lei è fortunata ad avere due bimbi così belli. Fortunata ad avere raggiunto l'Italia, perchè li potrà crescere il meglio possibile. Come ha fatto mia madre con me e mio fratello. In fondo, sono fortunata anche io, perchè ho avuto la possibilità di diventare adulta, di studiare e lavorare. Avrò anche io la fortuna di accogliere un bimbo/una bimba e donare amore e provvedere a lui/lei il meglio possibile?
venerdì 17 giugno 2011
A domani, forse
Domani secondo incontro... come andrà, chi lo sa?
mercoledì 15 giugno 2011
Non aggiungo altro...
pari opportunita'
Donne con disabilità? Doppi ostacoli
Strada in salita tra consultori inaccessibili, privacy violata e pregiudizi sulla vita di relazione e la maternità
MILANO – Barriere architettoniche nei consultori, lettini ginecologici irraggiungibili, medici che a volte scoraggiano il loro desiderio di maternità. Spesso, poi, le donne con disabilità sono considerate “diverse” dalle altre, come se l’amore per un partner o per un bambino possa misurarsi in base alla mobilità degli arti o alle diottrie mancanti. È di qualche settimana fa la decisione di un tribunale dei minori di negare l’adozione di una bambina a una signora non vedente della provincia di Salerno, dopo anni di attese, cavilli burocratici, corsi di formazione svolti insieme al marito per risultare idonei.PRIVACY NEGATA A SCUOLA - «Essere donna con disabilità significa affrontare ogni giorno un doppio disagio – afferma Antonio Guidi, neurologo e collaboratore del sindaco di Roma per le politiche della disabilità, che il mese scorso ha organizzato nella capitale un convegno sulla “disabilità al femminile” - . Sono discriminate due volte, a partire dai banchi di scuola, dove ancora non si tiene conto della loro privacy: a chi non è autosufficiente può capitare di essere accompagnata in bagno da un assistente maschio». «Esistono pregiudizi anche rispetto alla sfera affettiva e sessuale e non sempre viene riconosciuto il loro diritto ad avere relazioni, a sposarsi, ad avere figli», aggiunge Francesca Arcatu del Coordinamento “Gruppo donne” della Uildm, l’Unione italiana lotta alla distrofia muscolare (http://www.uildm.org/gruppodonne/ ).
CONSULTORI NON ATTREZZATI - Sono pochissimi in tutta Italia i consultori attrezzati con lettini regolabili e sollevatore per spostare la donna dalla sedia. «Salire su un lettino per la visita ginecologica o per fare un’ecografia è un’impresa spesso impossibile – spiega Arcatu - . Non è facile nemmeno fare la mammografia, così si rischia di rinunciare alla prevenzione». «Nella capitale c’è solo un consultorio familiare attrezzato per donne con disabilità, ma non vogliamo essere solo i “notai” di ciò che non va – sottolinea Guidi -. A volte basterebbero piccoli accorgimenti, per esempio incubatrici più basse per consentire a una mamma in carrozzina, che partorisce prima dei nove mesi, di poter accarezzare il proprio piccolo. I direttori delle Asl dovrebbero prevedere all’interno della propria azienda sanitaria almeno un consultorio familiare, una sala parto e un punto nascita accessibili». PERSONALE “SENZA BARRIERE” –Secondo il neurologo: «Occorre anche personale “senza barriere”: serve una formazione specifica per medici e infermieri, anche dal punto di vista psicologico». Per una donna con disabilità può essere «un freno al proprio desiderio di maternità la paura di non essere in grado di mettere al mondo un figlio sano – fa notare Arcatu - . Anche i medici spesso le scoraggiano, a volte senza motivi. Gli stessi ginecologi, poi, non sempre sono preparati sulle misure contraccettive più adatte per ciascuna donna: non tutte le disabilità sono uguali».
Maria Giovanna Faiella
14 giugno 2011
lunedì 13 giugno 2011
Resoconto
Eccomi qui, dopo due giorni affannati e confusi. Sabato ci siamo alzati di buona lena per raggiungere l’asl dove si svolge il corso di orientamento e formazione per aspiranti genitori adottivi. Per fortuna siamo arrivati in perfetto orario, anzi in anticipo, perché lo psicologo era già lì con altre due coppie. Insomma, per farla breve, eravamo sette coppie più il dottore che dovevano essere coadiuvato da un’assistente sociale assente quel giorno.
Il dottore, un signore di circa 60 anni, con una voce bassa e un portamento signorile, ci ha illustrato i motivi di questo corso, indetto dal presidente del tribunale dei minori da qualche anno, per aiutare gli aspiranti genitori adottivi in questo iter burocratico, psicologico, sociale ecc. Senza questo corso non si può fare la domanda di disponibilità all’adozione, o meglio, si può fare, ma con un neo che ti mette in cattiva luce.
E’ difficile raccontare i sentimenti, le emozioni, le sensazioni di quel giorno dopo questo tempo trascorso, ma una cosa mi è chiara nel cuore e nella mente: l’amore per e di mio marito. Non lo avevo mai visto così tranquillo, sereno e propositivo. Durante il tragitto per arrivare al consultorio, era perfino spiritoso: “Ma mica mi interrogheranno eh, io non ho fatto i compiti!” Cose di questo genere, che mi hanno alleggerito il cuore e sono entrata in quella sala (ironia della sorte, era la sala di preparazione al parto e il dottore aveva avuto la sensibilità di girare i poster di neonati e bambinetti) serena e tranquilla anche io, con la forte sensazione di non essere sola, di avere un compagno con cui davvero sto condividendo la mia vita e i miei desideri e con gli stessi obiettivi.
Dopo un lungo preambolo del dottore sul perché e sul come, sulle sue esperienze di psicologo ecc (poverino, ha dovuto coprire tutte e tre le ore della mattinata da solo, senza l’assistente sociale!) ci ha fatto parlare a turno sul perché eravamo lì e sulle nostre aspettative: è stato un momento di condivisione intenso, tra sconosciuti che avevano molto in comune; si sentiva una forte emozione e comprensione nella stanza. Ognuno di noi, ha liberato una piccola parte di sé ed è stato bello ed intenso. Solo una cosa non ci è piaciuta, quando ad un certo momento il dottore si è dovuto assentare qualche minuto e la signora accanto a me ha iniziato ad avvertirci di non essere troppo “aperti” con loro, di far finta che va tutto bene, che stiamo bene ecc ( questo in riferimento ad un’altra signora che ha raccontato il suo profondo dolore quando ha compreso che non poteva avere figli ed è entrata in un periodo depressivo); beh, questo è stato davvero sgradevole e con molti di loro ci siamo sentiti d’accordo che la sincerità è tutto e mio marito ha aggiunto poi, anche alla presenza del dottore, che non ci sono fronti contrapposti, noi e loro (servizi sociali), ma che entrambi siamo qui per il bene dei bambini, per accoglierli nel miglior modo possibile ed aiutarli a diventare adulti. In quel momento mi sono sentita orgogliosa di mio marito come non mai!
Alla fine delle tre ore ci siamo salutati tutti come vecchi compagni e anche se ci vedremo ancora due volte e poi forse non più, è stata un’ esperienza unica, che ci sta cambiando sempre più. Come ha detto il dottore, ora inizia la nostra “gestazione”, al di là di come terminerà questo percorso; un seme lo abbiamo interrato e ora sarà un lungo cammino prima di vedere cosa nascerà.
giovedì 9 giugno 2011
Oddio che ansia!
Lo so che questo corso non sarà un percorso facile, che faranno di tutto per mostrarci le varie difficoltà dell’adozione, che cercheranno di farci rinunciare o cadere in qualche tranello psicologico. Ma saremo forti e caparbi!
La scuola che finisce domani, tutti gli adempimenti che mi attendono, schede, registro, riunioni ecc, è passato in secondo piano!
sabato 4 giugno 2011
Pensieri contrastanti
Ho passato la mattinata a leggere sul balcone, al sole caldo di questo sabato. Ho finito di leggere un libro che mi ha prestato un'amica alla quale ho confidato un po' i miei tormenti e i miei dubbi. Mi ha fatto piangere, il libro, i racconti di queste donne, quelle che desiderano figli e non possono averli, quelli che possono averli ma non li vogliono; quelle che sono sole e vorrebbero un marito e dei figli, ma sono in attesa che qualcosa cambi nelle loro vite, quelle che scelgono una "maternità" diversa, come la madre-surrogata; la suora che sceglie una "maternità" spirituale; la donna gay che attende il momento migliore per andare all'estero a "fare un figlio"... , la donna che sceglie un cane, un gatto e lo tratta come un figlio, con la sicurezza che quest'ultimo non la abbandonerà, avrà sempre bisogno di lei. E chi, invece, sceglie il difficile cammino dell'adozione, sia essa nazionale o internazionale. Insomma, di tutto e di più.
In tutto questo, IO dove sono? In un limbo fatto di niente, di attesa di qualcosa che non so se accadrà mai, di pensieri tristi e solitari, celati dentro di me, nascosti ai più, a quelli che mi stanno accanto e non sanno, NON SANNO!
Immagine presa dal Web