Translate

giovedì 21 dicembre 2006

considerazioni...

E’ più difficile vivere o morire?

 

Il coraggio di vivere e il coraggio di morire cosa hanno in comune?

 

Non parlo della disperazione che ci porta a desiderare la morte, ma il coraggio di scegliere di non soffrire più, il coraggio di affrontare il momento finale, quello dell’ultimo respiro e… guardare la mano di un altro essere umano spegnere la nostra vita, “aiutarci” a non sentire più dolore…

 sapere che da quel momento in poi non sentiremo più le voci dei nostri cari, le loro carezze… che non sentiremo più il rumore meccanico della “vita”.

 

Al signor Welby e al suo coraggio di vivere e di morire… e a tutte quelle persone che nella sofferenza, coraggiosamente vivono.

 

giovedì 7 dicembre 2006

In silenzio

 

Silenzio, ho bisogno di silenzio, al massimo di sussurri, di parole accennate, di sguardi silenziosi e facili da comprendere.

 

 Le parole sono troppe e spesso rumorose, incomprensibili, distorte e indigeribili.

Non sprechiamole parlando di altro, solo per sfuggire da noi stessi, da ciò che ci preme davvero esprimere.

Non parliamo ma guardiamoci, osserviamoci: siamo realmente noi?

Senza le parole, chi siamo? Riusciamo a comprenderci, a toccare le nostre anime, a raccontarci senza di esse?

 

Vorrei provare, una volta, a non parlare, ma solo a guardare, in silenzio. Guardare e capire davvero cosa vogliamo, cosa ci facciamo qui, perché siamo qui… a non-parlare a non- toccare a non-guardare a non- aprire il cuore a non-lasciarci andare… in silenzio…

 

Vorrei provare, una volta, a usare solo le mie mani, solo i miei occhi, per farti capire… ma le parole sono più facili per spegnere, per bloccarci e rimanere statici e non superare i limiti, i confini.

 

Allora chiudo gli occhi: quelli che vedi dietro i miei occhiali sono solo gli occhi fisici, quelli del cuore sono spenti.

 

Allora blocco le mie mani: esse servono solo a prendere il vento, a raccogliere aria, a rimanere indissolubilmente vuote…