Translate

venerdì 28 febbraio 2014

Countless days

I giorni sono trascorsi lenti, pesanti e monotoni. Dove vuoi andare qui? L'unico luogo dove andare è dalla nostra piccola. Non siamo venuti qui in vacanza ma per uno scopo preciso, ricongiungerci con lei e ci chiediamo come possa essere possibile un'attesa  così lunga soltanto per un visto turistico! Perché alla fine è quello che ci hanno detto di chiedere...

Alcuni giorni sono stati più duri di altri. Un giorno sei piena di speranza e di ottimismo, un altro la disperazione ti aggredisce, si aggrappa alla tua gola e ti manca l'aria. 
Non si può stare, giorno dopo giorno, ad aspettare una risposta che non arriva o che potrebbe essere negativa; chiusi in casa, a guardare fuori la finestra la gente indaffarata a vivere, a mettere insieme il pranzo con la cena!  È annientante e abominevole!

Oggi siamo usciti, poiché il taxi costa caro ed Ismail doveva uscire anche lui, abbiamo preso la stessa auto, ma alla fine siamo rimasti bloccati nel traffico caotico, inquinante, soffocante di questa città. Così tutti i piani di mio fratello sono andati in fumo. Siamo andati al centro commerciale di Junction, Pao ha voluto portarmi dal parrucchiere, la ricrescita del grigio era paurosa!
Sono entrata in questo locale, dove c'erano solo due ragazze keniote, ho chiesto loro che volevo fare la tinta e mi hanno fatta accomodare. Non ho chiesto quant'era, non vedevo nemmeno il listino prezzi, ma, fiduciosa per un prezzo accettabile, mi sono seduta. Una delle due mi ha convinta a fare anche la manicure... Va beh! Pensavo fosse il loro negozio ed ero contenta di contribuire al loro investimento, quando entrano due persone, una bionda di età imprecisa tra i 45/55 anni, l'altra mora e giovane, entrambe piccole e magre. La manicure (Maggie), mi dice che sono le padrone, russe, la grande ha sposato un keniota!!! Peccato, mi sono detta... Sorpresa di trovare delle russe in Africa!
Con Maggie ho chiacchierato un po', quando ha scoperto che ero di origine somala era sorpresa che non fossi coperta con l'hijab o lo chador... Era anche sorpresa che fossi sposata con un bianco, io, una disabile. Mi ha raccontato che  li è molto difficile che un disabile si sposi, o che due di religioni  o tribù diverse  si possano sposare senza problemi. Ha concluso dicendo che questo suo paese doveva ancora lavorare molto per diventare CIVILE! Allora ho cercato di farle capire che anche in paesi cosidetti civili, c'e molto da imparare sul senso civico...
Poi mi ha chiesto se avevo figli.... La mia incertezza è durata mezzo secondo e le ho risposto si, che ho una figlia, di pochi mesi. Mi ha chiesto se quando sara' grande le permetterò di sposarsi con chi vuole, senza badare all'origine o alla religione dell'altra persona... Le ho risposto di si, che non le impedirò di scegliere liberamente.
In quel momento ho capito che Duniya non ce la possono togliere, che lotteremo fino alla fine per ricongiungerci con lei, che non mi devo abbattere, che non siamo più soli, che la nostra vita aspetta di essere completata ed arricchita da lei.

giovedì 20 febbraio 2014

Africa: pensieri sparsi


Discorsi interiori. 
Questa è' la terra materna, dove tutti siamo nati, anche quelli che si ritengono superiori perché' hanno la pelle bianca. Non ha importanza se adesso siamo divisi in paesi, in nazionalità', in etnie. Ciò' che importa e' da dove proviene l'umanità' intera e proveniamo tutti da questo immenso continente defraudato, saccheggiato, criticato, abusato, amato ed odiato: Africa.

Ma io sono parte di questo mondo, la Terra, il mondo è la mia patria. Italia è casa, dove ho gli affetti più cari, il lavoro, gli amici. Tante cose mi legano a quel luogo e, contemporaneamente, mi allontanano: le ingiustizie, la corruzione, l'ipocrisia dei politicanti; la mancanza di rispetto reciproco, di comunità, del senso del dovere... Ieri parlavamo proprio di questo. Come si fa a dire che l'italia è un paese civile se ogni giorno vedi la mancanza di civiltà da tutti, dalla persona che guida davanti a te e getta le cartacce fuori dal finestrino, al politico che si intasca i soldi per il popolo?  Per dirne un paio. Come facciamo ad insegnare la democrazia ad altri paesi, se non la conosciamo nemmeno noi e la confondiamo con l'anarchia?

Siamo in Africa, siamo a Nairobi, una metropoli piena di gente, piena di auto, di benessere, di corruzione (eh si anche qui) ai massimi livelli; un paese in crescita vertiginosa, si costruisce ovunque, ci sono automobili enormi che girano dappertutto, affari che si concludono con gli arabi e gli europei e i cinesi, i nuovi colonizzatori. Un paese che cresce, ma la crescita è per pochi. Gli ultimi sono sempre gli ultimi. E, mentre torni a casa in taxi, lungo le vie vedi tantissime persone che cercano di guadagnare qualche scellino vendendo ciò che possono: anche due banane... E ti si stringe il cuore, rimani ammutolito, paralizzato, di fronte alla immensa dignità di quella giovane donna. E ti accorgi che quella che stai vivendo non è la vera Africa! Ma solo la maschera adatta agli occidentali (ma anche a qualche africano) che preferiscono illudersi, sognare di un inconsistente mal d'Africa, fatto di voluttà e benessere. 

mercoledì 19 febbraio 2014

Kenya: giorni 4/5



Ieri, dopo aver trascorso l'intera giornata a casa, annoiata e pensierosa, mentre Pao lavorava al pc con i suoi progetti grafici, la sera siamo usciti. 
Non prima di aver chiacchierato con Mami al tel e aver sentito i gorgheggi della nostra piccola. Ora comincia ad interagire con gli altri, ride, strilla, comunica insomma! E noi, non possiamo nemmeno vederla in video! È orribile e dilaniante. Siamo più pazienti di Giobbe! 
Ho videochattato anche con le colleghe che erano in riunione e così ho colto tutte, tutte curiose di sapere, di vedere, di capire... Beh, siamo sempre in contatto e le tengo aggiornate quotidianamente.

Allora, ieri sera siamo stati invitati a cena da un amico di famiglia, che parla pochissimo italiano, poco anche l'inglese, quindi io cercavo di comunicare nel mio scarso somalo, ma tanto poi c'era mio fratello poliglotta che intratteneva tutti.
Abbiamo scoperto che anche qui a Nairobi il traffico è micidiale! Un'ora per arrivare al ristorante! A volte siamo stati letteralmente fermi per più di venti minuti! Comunque ce l'abbiamo fatta, siamo arrivati nel ristorante più esclusivo di Nairobi, THE TAMARIND:  luci soffuse, lounge music, valletto che ti accoglie al parcheggio; insomma il luogo dove i pezzi grossi (ministri, deputati, businessmen)  vanno a mangiare. Era vuoto, solo un altro tavolo era occupato. Abbiamo mangiato davvero bene. All'inizio, il maitre ci ha chiesto i nomi e mio fratello glieli ha scritti. Per buona parte della cena ci siamo domandati " perche?", a fine cena abbiamo avuto la gradevole sorpresa di un piatto decorato con una frase scritta al cioccolato, il nostro nome e tre assaggini di dolcetti! La mia frase era " joy is the net of love by which you catch souls " , bella eh?

Invece quella di Paolo eccola qui ( a proposito lui ha preso un leggero tiramisu!) la sua recita:
" a smile is a cure that sets everithing straights"!
 
Oggi invece, per non stare chiusi in casa e in una bellissima giornata di sole, abbiamo chiamato il taxi e siamo andati, dietro suo consiglio, al Market Village, uno shopping center all'aperto, simile a Castel Romano o Valmontone, ma molto più piccolo. Ho visto diversi genitori bianchi con bimbetti africani adottati. Che belli, tutti piccoli, di quasi due anni o poco meno. 
Mi sono anche accorta che, soprattutto le donne, le ragazze, mi/ci guardavano con curiosità e poca simpatia. Chissà cosa gli passava per la mente? Certo, come in Italia, anche qui una coppia mista è considerata con curioso fastidio... Mi dispiace per loro, ma noi stiamo davvero bene insieme e non è il colore della pelle o l'origine a caratterizzarci!

Ecco una foto, insolito incontro! All'interno del centro c'erano molte statue fatte con elementi riciclati, se avrò occasione, la prossima volta ne farò altre di foto. Lo so, non siamo in vacanza, siamo qui per una missione molto importante! Ma non possiamo stare chiusi in casa in attesa di evoluzioni, c' è da impazzire! 

Comunque buona giornata di attesa, ho camminato molto, abbiamo mangiato qualcosa al " Taste of Africa", riso con vegetali ( fagiolini, carote, verza e spinaci). A me è piaciuto molto!
Ed ora eccoci a casa: ho lavato un po' di panni, e cucinato qualcosa per la sera!

martedì 18 febbraio 2014

Kenya: giorno 3



Oggi primo giorno di sole, senza pioggia! Come si può capire dalla foto...?

Siamo arrivati sabato sera, 15 Febbraio, dopo un viaggio lungo circa 12 ore, via Zurigo. Un viaggio tranquillo, non ho sofferto la pressione alle orecchie, ne' durante i decolli, ne' negli atterraggi. Sull'aereo da Zurigo a Nairobi, pensavamo di fare il pieno di passeggeri africani, invece era pieno di europei e qualche americano, noi neri eravamo in minoranza.

Dopo essere arrivati al ritiro bagagli, essere passati per il controllo passaporti e aver pagato per il visto, siamo usciti e... Con tutti i visi neri che aspettavano i passeggeri, non riuscivo ad intravedere mio fratello! Di solito c'è sempre il bianco che predomina... Ci ha accolti un acquazzone tremendo e, il tempo di arrivate al parcheggio, eravamo tutti zuppi!
 
Dopo decenni trascorsi in Occidente, sono nella culla materna, ma non mi godo nulla. Siamo qui per ricongiungerci con la nostra piccola, ma ci dividono ancora carte, burocrati e due paesi (Somalia e Kenya) che si odiano! Speravamo almeno, in attesa del visto per l'Italia, di ottenere al piu presto il visto per il Kenya e di stare insieme, di conoscerci, di annusarci, di guardarci e "chiacchierare"; imparare suoni ed espressioni che poi diventano il linguaggio familiare; gesti ed abitudini che lasciano segni indelebili, impresse nella memoria umana dei genitori e dei figli.
Quanto dovremo ancora aspettare?

Come possiamo goderci questa metropoli africana, con le sue improvvise piogge, il verde intenso delle piante, il rosso acceso delle buganville, il traffico senza sosta di auto, matamu, persone indaffarate a guadagnarsi da vivere dignitosamente, ibis che querulano sui tetti...

sabato 1 febbraio 2014

Fuggire e sperare di tornare




Guardando le immagini di bambini d'Africa, immagini di persone che fuggono dalla guerra civile ( Sud Sudan, Repubblica centrafricana, Congo e chi più ne ha più ne metta), mi è venuta di getto questa poesia. Come si sentono talune persone nel fuggire dalla loro casa, nel lasciare affetti e oggetti quotidiani, in cerca di un posto dove trovare rifugio, ma pensando sempre alla loro terra.


 AFRICA

Africa, Africa
Madre, Terra
Mia culla,
Mio seno
Mio nutrimento
Mio equilibrio
Mia disperazione
Mia gioia e mio dolore
Senza riposo
Senza pace
Conosci la folla
Ami la solitudine
Vestita di silenzi
Lasci i tuoi figli
Vagare nei deserti
Perdersi nelle savane
Fuggire da te
Ma desiderare solo te