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venerdì 28 marzo 2014

Scoperte e conferme

 A Xamar ( Mogadiscio) cenare con la papaia e scoprire che certi sapori non si dimenticano, rimangono fermi nel tuo palato, aspettano anche anni, ma sono la conferma che si è vissuto in un altro spazio e in un altro tempo.
Bere un succo di vero mango, sempre a Xamar, di fronte all'oceano, sotto il vento salino, e sentire la sua naturale dolcezza, sciogliersi davanti a tanta emozione fatta di sapori e sensazioni.


 
A Nairobi scoprire che il somalo e lo swahili hanno parole in comune, come Duniya che significa "mondo" e che certi legami esistono anche prima delle persone, sono stati sempre lì, aspettavano solo che qualcuno li portasse alla luce.
Voi burocrati, uomini e donne di carta e di timbri, non capirete mai il valore delle piccole cose, figuriamoci di quelle grandi! Voi, fatti di bugie e di viltà, avete perso il senso della vita, cosa trasmettete alla vostra genia? Amore per il potere, per i soldi, per il benessere materiale e basta? Rimarrete con briciole di niente, alla ricerca della vostra anima dissolta nel nulla.

27 Marzo: di ritorno

Nelle mie scarpe la terra dove sono nata, nei miei occhi la luce del sole brillante di Mogadiscio, nel mio cuore le ferite delle case, dei monumenti, dei palazzi della mia città, nelle mie orecchie le parole, la mia lingua materna trasformata da genti altre.

 Dove sono i colori delle nostre vesti, le risa del passato! Io ho indossato quei colori, in memoria della nostra storia, ho ricordato qualcosa che ladri di anime hanno seviziato ed ucciso. 

Torno con un dono immenso, una gioia ed un dolore allo stesso tempo!

 Le macerie della casa che mi ha visto nascere, che ha visto la speranza di correre e saltare di una piccola bimba spegnersi all'improvviso, che ha visto quella stessa bimba tornare donna forte e indipendente; quelle macerie ora sono la mia casa interiore, ricostruita grazie al mio Mondo! Duniya, benvenuta nella mia vita e nel nostro mondo!

giovedì 20 marzo 2014

È primavera, mio Mondo!

Una giornata iniziata come tutte le altre da un mese a questa parte... Non avevo voglia nemmeno di alzarmi, ma i rumori della vita mi hanno dato la sveglia e lentamente mi sono alzata, lavata, indossato il mio "straccio" da casa e sono andata in salotto dove Paolo era al pc dal mattino presto.
Una giornata come le altre: molte nuvole nel cielo, vento, il sole che non aveva voglia di uscire, il cielo pieno di uccelli che si libravano liberi e leggeri, che invidia!
Insomma, sembrava che dovesse trascorrere tutto come sempre, invece nel pomeriggio, inaspettatamente, riceviamo la telefonata dell'avvenuto rilascio del visto keniota!! E come un turbine,è cambiato tutto: l'aria è diventata più leggera, le labbra si sono mosse in un sorriso timido, gli occhi si sono spalancati increduli, il cuore ha iniziato a cambiare battito, sempre più veloce, eccitato... Paolo e mio fratello sono corsi al consolato (somalo) a prendere il visto ed io ho iniziato a battere il tam tam della felicità e a mandare messaggi a tutti!
Ed ora, valigia già pronta, cuore in subbuglio, mi accingo a non dormire, a sognare di abbracciare la mia piccola... Quello che era un desiderio, un sogno, diventa sempre più realtà... Grazie Kenya, sei stato più umano dell'Italia!

Certo mi preparo ad andare nella mia terra natia... Cosa proverò, come sarà? Lo saprò presto. Non sarà facile e un po'di timore c'è...

Se dovesse succedermi qualcosa, Paolo amore mio, ricordati che ti amo tanto, che sei l'amore della mia vita, la mia spalla, le mie gambe, il mio coraggio, la mia forza.  Amo stare con te, nei silenzi, nelle nostre azioni  quotidiane, mi sento al sicuro con te, protetta, amata. Non avrei potuto incontrare uomo migliore di te. Ma non sminuirti mai, mi addolora. Ti lascio tutto quello che ho e la nostra Duniya, fa' che cresca sana, forte, orgogliosa e sicura. E se dovessi tornare da questo viaggio sana e salva, faremo tutto il necessario perché possa crescere nel miglior modo possibile!
Vi amo entrambi moltissimo! 

mercoledì 19 marzo 2014

Non va...

Oggi non va, non ce la faccio. Resisto da giorni, da un mese, ma oggi non ce la faccio, sto per crollare. Mi nascondo, in camera, in bagno, faccio finta di aver da fare, di lavare, di sistemare cose che non hanno un posto, non hanno un significato. Vorrei urlare, vorrei prendere la mia stampella e spaccarla in testa a quei burocrati di m...., vorrei fargli tanto male, ma cosi tanto male da ricordare quel dolore vita natural durante! Vorrei vederli soffrire, piangere, chiedere  pietà!
Invece sono qui, chiusa tra queste pareti, affacciata alla finestra a guardare la pioggia, le macchine che corrono veloci, le persone che camminano in fretta. Sono qui a soffrire in silenzio, perché non voglio che Pao mi veda e soffra anche lui...

martedì 11 marzo 2014

Seconda casa

Anche oggi di nuovo qui, al consolato italiano di Nairobi: " lasciate ogni speranza, voi che entrate"! ci sta bene questa frase all'entrata di questo antro purgatoriale... questa volta siamo qui per mia mamma. Poichè non bastavano i problemi che abbiamo, se n'è aggiunto un altro, il passaporto scaduto da cinque mesi di mamma!! Non voglio raccontare quello che ci hanno detto al consolato, dove i cittadini dovrebbero essere trattati con imparzialità, rispetto e uguaglianza... Basta che dica che esistono cittadini di serie A e di serie B: indovinate a quella categoria appartiene mia madre o io stessa?
Pensavamo di non dover andare in Somalia, ma visto il problema di mamma, saremo costretti ad andarci, una volta avuto ( si spera) il visto keniota per Duniya.
Forse è proprio destino che io torni nella mia terra natia: devo rivederla, devo fare i conti con il mio passato, nonostante i pericoli, le difficoltà che ci sono, gli "uomini grigi" ( i barbalunga come nel mio racconto), gli scarafaggi umani e non.
Forse è anche un bene perchè così io e la mia piccola partiremo dallo stesso posto, dalla stessa terra ferita, dallo stesso caldo insopportabile, dallo stesso sole, dallo stesso oceano che bagna spiagge bianche ma impure, la loro bellezza sacrificata ai veleni occidentali, dalla stessa città che ha subito umiliazioni e ferite inguaribili; dallo stesso mondo pieno di contraddizioni, pregiudizi, tradizioni, suoni e musica, parole e storie che non saprò cantarle, che non saprò raccontarle.
E allora dovrò insegnarle un altro mondo fatto di nuovi canti, di nuove storie, di nuove idee e costruire la nostra storia di FAMIGLIA!

giovedì 6 marzo 2014

Pomeriggio

Qui, nel mio angolo, osservo un piccolissimo frammento di vita kenyota.È il momento del rientro, come in ogni parte del mondo, si ritorna a casa dopo una giornata di lavoro, per chi ha lavorato, per altri si continua a cercare qualche guadagno. Il traffico lento aiuta i vari venditori ambulanti nell'ultima occasione di vendere qualche banana, qualche giornale a quell'impiegato che non ha avuto tempo di comprarlo, qualche pezzo di canna da zucchero... Ma pochissimi hanno pietà di questi venditori, miti, umili, discreti e dignitosi,perché non insistono mai. Passano tra le macchine discreti e muti, parlano con i gesti, con gli sguardi.
L'Africa non è per i deboli di cuore come noi, per i sensibili occidentali. Perché a Roma ci facciamo intenerire dai lavavetri, dai "beggars" dell'Est, con la gamba amputata o la stampella? 
Però ho sempre comprato il giornale dai venditori ai semafori, li ritengo utili e comunque lavorano...

Questa settimana siamo usciti ogni giorno. Ormai il consolato  è diventata la nostra meta settimanale. Lunedì è stato alquanto tragico: siamo andati per avere novità, ma il signor "attaché"' all'inizio non ci voleva ricevere... Beh, ho ceduto al nervosismo e alla debolezza e sono scoppiata a piangere. L'impiegata si è commossa ed è andata dal tipaccio che, dopo un quarto d'ora ci ha ricevuto. È un burocrate senza spina dorsale, vile anche perché fa finta di essere solidale e comprensivo, ma non lo è affatto. Anzi, perde tempo, mente,  e non si espone, non  è chiaro. Ripete all'infinito le stesse cose, a voce e per iscritto.
Gli abbiamo chiesto qual è il problema, gli abbiamo dato tutta la nostra  disponibilità per ulteriori chiarimenti. Ma non gli interessa. Quello che disturba ( anche se comprensibile e legittimo)è che ci sentiamo accusati di qualcosa di poco pulito, come se fossimo dei trafficanti di bambini, quando c' è un tribunale che ci ha affidato la bimba! Il problema è proprio questo... Che per loro il tribunale somalo non è credibile, non è affidabile. Questo è davvero triste...
Se l'Italia riconoscesse la kafala, ora saremmo già con nostra figlia; il CAI ci avrebbe rilasciato il visto d'ingresso e saremmo già nello stato di pre adozione...  Se, se, se....

 


sabato 1 marzo 2014

Il mio angolo...

 No, non è il mio angolo di paradiso. Non è un angolo silenzioso, né raccolto, anzi è rumoroso, ma mi piace. È il balcone di servizio della casa che ci ospita, mi piace perche'  è soleggiato il pomeriggio, perché  vedo la vita che scorre veloce nelle camminate spedite dei passanti: giovani, donne e uomini che  camminano perché hanno da fare, vanno o tornano, non si sa. 
Oggi è sabato e, nonostante si lavori, c' e ' comunque meno gente, i matatus ( piccoli bus privati) sono meno affollati. 
Mi piace questo mio angolo,è un rifugio, gli altri mi intravedono ma solo se si fermano a guardare con attenzione perché e' tutto chiuso da blocchetti di cemento che fanno passare l'aria fresca del tardo pomeriggio.

Stamattina Pao e Ismail sono andati a fare unacamminata di un paio d' ore, sono andati via mentre parlavo al telefono con mamma. Dopo un po' mi si è stretta la gola e le lacrime hanno cominciato ad uscire... Non ho resistito, anche adesso ho una gran voglia di piangere! 
Sono stanca di stare qui a non far nulla, a trascinare i giorni come una prigioniera, senza sapere quando finirà questa prigionia.
Non riesco a vedere il futuro, non riesco a vedere come sarà la nostra vita tra un mese. Vedo solo giorni vuoti, un giorno dopo l'altro, uno alla volta, la copia di ognuno, senza miglioramenti o cambiamenti.