In questi giorni non ho avuto tempo di annotare una cosa che mi è accaduta venerdì. Forse ho voluto tralasciare per poi raccontare in modo più distaccato e tranquillo, perchè i giorni seguenti allo scorso venerdì sono stati pieni di pensieri, preoccupazioni e sonno agitato con sogni al limite dell'incubo.
Ebbene, abbiamo ricevuto la telefonata dei Carabinieri e la richiesta di un appuntamento qui a casa. Venerdì torno trafelata dal lavoro, non ho nemmeno il tempo di bere un bicchiere d'acqua che suonano al citofono: erano loro. Dopo pochi minuti si presentano alla porta un giovane e distinto carabiniere in uniforme ed un altro in tuta, dimesso e cupo nello sguardo ( ma cosa pensava, di fare il duro? O forse era solo giù di corda, infatti zoppicava leggermente, forse era infortunato). Ci sediamo e il giovane distinto inizia a fare le domande di rito; di chi è la casa, di quanti vani è composta, che lavoro facciamo, quanto guadagniamo e così via. Tutto nella normalità, del resto il tribunale lo vuole sapere e a domanda rispondo. Poi il giovane carabiniere ( secondo me troppo giovane!) mi chiede dei miei suoceri e il loro recapito e lì rimango un po' sconcertata perchè nella domanda mio marito ha scritto che per ora non li abbiamo informati della nostra decisione e non vorrei dargli queste informazioni, ma non ci riesco e gliele do anche se lui mi assicura che non verranno chiamati... Devo essere sincera, sono entrata un po' nel panico, perchè non voglio che lo vengano a sapere in questo modo, vorrei che fosse Pao a dirglielo... Ma per ora non se la sente. Il percorso è così lungo che c'è ancora molto tempo per informarli.
Poi il carabiniere mi chiede del mio stato fisico, vede le stampelle, la carrozzina vicino al divano e domanda come avrei fatto ad accudire un bambino nelle mie condizioni ( avrei potuto anche risentirmi di questa domanda, ma tanto, la gente non vede oltre il proprio naso) e gli ho risposto " e se lo avessi partorito? Che facevo non lo tenevo per paura di non farcela?" e poi ho solo le gambe che non funzionano ed ho mio marito, mia madre, i miei suoceri, non sono sola... Ma guarda che domanda! Non deve essere il giudice o i servizi sociali a dire se sono idonea o no? e aggiungo che non sono sola in questo, c'è mio marito, mia madre, i miei suoceri, mia cognata ecc.... E aggiungo che sono 18 anni che lavoro con i bambini e se non fossi stata in grado di fare il mio lavoro non avrei avuto nemmeno l'idoneità fisica per seguire 20/25 bambini!!
E così finisce l'incontro, una specie di interrogatorio freddo e distaccato a parte quest'ultima inopportuna domanda...
Però, è giusto essere trattati così, come porcellini d'india da esaminare e controllare, come delle persone poco pulite moralmente? Abbiamo solo messo la nostra disponibilità di coppia ad accogliere un bambino sfortunato, per potergli dare il meglio che possiamo: Amore, Sicurezza, Comprensione, una Casa, un'Educazione e la possibilità di crescere il più serenamente possibile. A volte è davvero dura e questo, lo so, è solo l'inizio. Mi spaventa tutto il resto!
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