9 Febbraio 2012
Come scrivevo ieri, in questi giorni ci sono ups and downs nella mia quotidianità. Ci sono momenti in cui rido, scherzo, chiacchiero del più e del meno con mio marito, al lavoro con i bimbi e le colleghe; e altri momenti, improvvisi e repentini, in cui ho le lacrime agli occhi pensando a questi miei cari amici e ai loro problemi di salute. Mi è successo proprio ieri mentre io e Pao cenavamo e, all’improvviso, mi è apparsa l’immagine del marito della mia collega e mi si è formato un nodo alla gola e le lacrime si sono affacciate… mi sono trattenuta e ho fatto finta di niente con il mio ‘mmore, ma mi si è chiuso lo stomaco e ho lasciato la cena nel piatto… Con Gio’, il marito della mia collega, e lei, ho trascorso tante giornate insieme; a cena fuori, spessissimo al mare in estate, prima dell’arrivo del mio ‘mmore, e ci incontravamo presto il mattino per arrivare in spiaggia, semideserta, e scegliere lo spazio quasi vicino al bagnasciuga. Poi , dopo esserci sistemate con i lettini e gli ombrelloni, Gio’ andava a prendere i caffè e i giornali. Per tutta la mattinata faceva avanti e indietro, tra il bar e la spiaggia: passeggiava, andava a giocare con la moglie e un’altra nostra collega, con le bocce da spiaggia; prendeva il pattino con noi e si spingeva al largo perché sapeva che per me era più facile poi entrare e uscire dall’acqua; ci aspettava o ci seguiva con il pattino, mentre io e sua moglie nuotavamo contente. Qualche volta si sedeva sotto l’ombrellone a leggere o a scrivere sulla settimana enigmistica, finchè non è arrivato anche il Sudoku e allora ogni tanto si concentrava su quest’ultimo. E’ sempre una gioia sentirlo e quando ci incontriamo al supermercato, sono baci, abbracci e lunghe chiacchierate anche con Pao che lui adora. In questi ultimi anni ci siamo visti poco perché entrambi sono impegnatissimi con i nipotini, ma, a volte, per come è stato sempre affettuoso, divertente, ironico, l’ho visto come il papà dei miei sogni. Gli auguro tutto il bene di questo mondo e prego Dio che tutto si sistemi e si risolvi, per lui, i suoi cari e soprattutto per i suoi deliziosi nipotini.
Questa è una grande parte che tormenta il mio cuore. Poi c’è sempre questo pensiero fisso del processo di adozione: e lo psicologo che ancora non chiama per prendere appuntamento ( mannaggia! Sono tentata di chiamarlo io!) e così allunga ancora più il tempo ed io lo vedo scorrere alla velocità della luce; vedo gli anni che passano ed io sempre più vecchia perché mi concedano l’idoneità; mi vedo incapace di gestire una famiglia con un bambino/a; mi vedo davvero inadeguata ed ho davvero paura, terrore di non essere all’altezza, di non essere in grado di crescere un figlio/a, qualsiasi età abbia; mi vedo con non abbastanza amore, abbastanza pazienza, abbastanza comprensione per affrontare tutto questo!
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