Non so come né perché ma, stamattina, mentre rifacevo il letto, mi è venuto alla mente che, nonostante viva qui da un’eternità, in fondo la mia “diversità” è percepita spesso in modo negativo, con diffidenza.
La cosa tragica è che ciò avviene in particolare con le persone con le quali lavoro da anni!
Posso capire gli estranei, quelli che come primo impatto “vedono” la mia esteriorità e mi catalogano come “straniera”, forestiera.
Fortunatamente, dagli amici, da chi impara a conoscere le sfaccettature del mio carattere, della mia personalità, la mia diversità è considerata una ricchezza e un elemento fondante di ciò che SONO, o “appaio”. Con tutti gli annessi e connessi che mi hanno formato.
Così è successo che in tutti questi anni, lentamente ma costantemente, ho “ucciso” tutte quelle cose che arricchivano la mia personalità, tutte quelle cose che davano “luce” a ciò che facevo, alle mie parole, ai miei pensieri, alle mie creazioni. In parole povere mi sono OMOLOGATA! BLEAH!
Ho forse le ho semplicemente “ibernate”: esse si liberano solo con gli altri, con coloro che incontro al di fuori della mia vita lavorativa, con quelli che sono i miei amici da sempre, con chi è attento e sensibile alle ricchezze che ognuno di noi porta dentro.
(mentre ascolto John Legend “save room”)
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