Sono appena tornata a casa, al freddo e alla polvere. Gli operai stanno ultimando il bagno, ancora qualche ritocco e spero che oggi, al più tardi domani, finiscano.
Il freddo si fa sentire, oggi anche a scuola si tremava un po', nonostante sia caldissima. Con la mia colleghina mi sono trattenuta fino ad un'ora fa per scrivere le schede. Ieri abbiamo avuto gli scrutini e per scrivere il verbale su quei banchetti e quelle sedie scomode ( non eravamo nel nostro plesso, ma alla sede centrale) mi sono distrutta la schiena, e mi fa ancora male.
Non riuscivo a concentrarmi con le schede, anche perchè eravamo in classe e i bambini erano intorno a noi continuamente ( non credo avessero realizzato quello che facevamo, sono ancora piccoli). Alla fine non ho resistito e me ne sono tornata a a casa. Le scriverò io in questi giorni e poi ci confronteremo . Tanto funzioniamo bene anche così. Poi, il problema sarà "schedare" questi poveri bambini con i voti... odiosa pratica! 5,6, 7... boh! Ma perchè usare dei voti così restrittivi con bambini così piccoli? Non è meglio un giudizio generale?
Stamattina è iniziato tutto lentamente; a scuola i bambini entravano alla chetichella, semiaddormentati, infreddoliti, silenziosi. Alle 8 erano solo 10 e mi sono detta che forse qualcuno si era ammalato; poi, in poco di più di 10 minuti sono arrivati tutti, tranne due. Ad un certo punto è entrata la nostra "piccola colonna", C. la nostra collaboratrice e mi ha detto che A., la mia alunna, piangeva fuori dalla porta con la mamma. Beh, ho sbuffato, perchè A, piange spesso la mattina prima di entrare a scuola e la mamma non sa essere ferma. Di solito io vado fuori, con le moine e le coccole la convinco ad entrare; ma siamo in seconda, santo Cielo! Sono rimasta in classe e ho iniziato la lezione che avevo lasciato a metà venerdì sulla Giornata della Memoria. Poi A. è entrata accompagnata dalla collega di prima che era nell'atrio e l'aveva vista...
Abbiamo analizzato la poesia di Pavel Friedman; sono riuscita a tirare fuori dai bambini tante di quelle cose, abbiamo riempito la lavagna di riflessioni ( grammaticali, morfologiche, intime, personali, generali ecc,) che alla fine ero stremata! Ma è stato bellissimo e, la loro conclusione è stata che " le farfalle non vivono nel ghetto, perchè sono libere e non prigioniere come il poeta"!
Ovviamente c'erano altre mille riflessioni che potevamo fare, ma è solo una classe seconda!
E' stata una mattinanata proficua e soddisfacente!
La farfalla
L'ultima, proprio l'ultima,
di un giallo così intenso, così
assolutamente giallo,
come una lacrima di sole quando cade
sopra una roccia bianca
così gialla, così gialla!
L'ultima
volava in alto leggera,
aleggiava sicura
per baciare il suo ultimo mondo.
Tra qualche giorno
sarà già la mia settima settimana
di ghetto: i miei mi hanno ritrovato qui
e qui mi chiamano i fiori di ruta
e il bianco candeliere del castagno
nel cortile.
Ma qui non ho visto nessuna farfalla.
Quella dell'altra volta fu l'ultima:
le farfalle non vivono nel ghetto.
Pavel Friedman
Va bene, vado a vedere cosa combinano questi operai...
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