Eccomi qui, dopo due giorni affannati e confusi. Sabato ci siamo alzati di buona lena per raggiungere l’asl dove si svolge il corso di orientamento e formazione per aspiranti genitori adottivi. Per fortuna siamo arrivati in perfetto orario, anzi in anticipo, perché lo psicologo era già lì con altre due coppie. Insomma, per farla breve, eravamo sette coppie più il dottore che dovevano essere coadiuvato da un’assistente sociale assente quel giorno.
Il dottore, un signore di circa 60 anni, con una voce bassa e un portamento signorile, ci ha illustrato i motivi di questo corso, indetto dal presidente del tribunale dei minori da qualche anno, per aiutare gli aspiranti genitori adottivi in questo iter burocratico, psicologico, sociale ecc. Senza questo corso non si può fare la domanda di disponibilità all’adozione, o meglio, si può fare, ma con un neo che ti mette in cattiva luce.
E’ difficile raccontare i sentimenti, le emozioni, le sensazioni di quel giorno dopo questo tempo trascorso, ma una cosa mi è chiara nel cuore e nella mente: l’amore per e di mio marito. Non lo avevo mai visto così tranquillo, sereno e propositivo. Durante il tragitto per arrivare al consultorio, era perfino spiritoso: “Ma mica mi interrogheranno eh, io non ho fatto i compiti!” Cose di questo genere, che mi hanno alleggerito il cuore e sono entrata in quella sala (ironia della sorte, era la sala di preparazione al parto e il dottore aveva avuto la sensibilità di girare i poster di neonati e bambinetti) serena e tranquilla anche io, con la forte sensazione di non essere sola, di avere un compagno con cui davvero sto condividendo la mia vita e i miei desideri e con gli stessi obiettivi.
Dopo un lungo preambolo del dottore sul perché e sul come, sulle sue esperienze di psicologo ecc (poverino, ha dovuto coprire tutte e tre le ore della mattinata da solo, senza l’assistente sociale!) ci ha fatto parlare a turno sul perché eravamo lì e sulle nostre aspettative: è stato un momento di condivisione intenso, tra sconosciuti che avevano molto in comune; si sentiva una forte emozione e comprensione nella stanza. Ognuno di noi, ha liberato una piccola parte di sé ed è stato bello ed intenso. Solo una cosa non ci è piaciuta, quando ad un certo momento il dottore si è dovuto assentare qualche minuto e la signora accanto a me ha iniziato ad avvertirci di non essere troppo “aperti” con loro, di far finta che va tutto bene, che stiamo bene ecc ( questo in riferimento ad un’altra signora che ha raccontato il suo profondo dolore quando ha compreso che non poteva avere figli ed è entrata in un periodo depressivo); beh, questo è stato davvero sgradevole e con molti di loro ci siamo sentiti d’accordo che la sincerità è tutto e mio marito ha aggiunto poi, anche alla presenza del dottore, che non ci sono fronti contrapposti, noi e loro (servizi sociali), ma che entrambi siamo qui per il bene dei bambini, per accoglierli nel miglior modo possibile ed aiutarli a diventare adulti. In quel momento mi sono sentita orgogliosa di mio marito come non mai!
Alla fine delle tre ore ci siamo salutati tutti come vecchi compagni e anche se ci vedremo ancora due volte e poi forse non più, è stata un’ esperienza unica, che ci sta cambiando sempre più. Come ha detto il dottore, ora inizia la nostra “gestazione”, al di là di come terminerà questo percorso; un seme lo abbiamo interrato e ora sarà un lungo cammino prima di vedere cosa nascerà.
Donna nera, moglie, insegnante, (dis)ABILE e attempata NEO-mamma; black woman, wife, teacher, (dis)ABLE and almost middle-aged, new-mommy. La mia vita, le mie riflessioni; my life and my thoughts.
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lunedì 13 giugno 2011
Resoconto
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